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il processo all'Eternit

Coroglio è un posto unico dal punto di vista naturale.

Era una striscia di sabbia che univa Bagnoli a Capo Posillipo.

Quando ci andai a vivere avevo 6 anni, ed abitammo una casa vicino al mare fino ai miei 13 anni, la spiaggia era ormai violentata dagli stabilimenti industriali.
Era la fine degli anni 50 che sfociavano nei sereni ed ottimisti anni 60. Quelli della seicento e del juke box (il juke box dava la scossa quando lo toccavi bagnato di mare, lo ascoltavi guardando i fratelli Bennato, musicisti teenager, che giocavano a calcio sul campetto del circolo canottieri Ilva).

Mio padre lavorava all'Ilva, era normale vivere sotto l'ala rumorosa dell'acciaieria.
I carri siluro ti facevano compagnia di notte con le fiammate delle colate di ghisa e gli stridii primordiali.
Le sirene delle fabbriche davano voce a quelle del Lido delle Sirene.

C'era l'Ilva ed, incastonate nel suo corpaccione siderurgico, la Montecatini che lavorava i minerali ferrosi (bellissime le pietre di pirite, pepite di un favoloso tesoro, che trovavi per via Coroglio, cadevano dai carrelli del nastro a teleferica, una giostra rugginosa, che dal molo portava il minerale nel piccolo stabilimento di mattoni rossi, ora recuperato come Città della scienza).

C'era l'imponente e polverosa Cementir, con il capannone enorme ed i carri gru preistorici.
Montagne di polveri che diventavano il cemento per una Italia che cominciava a conoscere il boom economico, il cemento del sacco edilizio raccontato da F. Rosi in "Mani sulla Città".
La Cementir era li perché utilizzava le scorie dell'Ilva.

Più nascosta l'Eternit, lavorava il cemento e l'amianto, materiale favoloso, "che ti rende immune dal fuoco".
Le condutture di Eternit, i cassoni per l'acqua, le tettoie ondulate erano un elemento consueto nel panorama di quelle città che si ricostruivano alla bene e meglio dalla guerra;
Ci si rosolavano al sole i gatti sulle pensiline di Eternit.

Ripenso a Coroglio oggi, leggendo del processo che si fa all'Eternit, con il pensiero a mia madre morta di mesotelioma pleurico, ed alla mia angoscia ogni volta che la tosse si prolunga per qualche giorno di troppo, ma anche con nostalgia per anni fantastici, vissuti tra le pepite della Montecatini, i tuffi dai pontili, la barca a remi che ti portava a Nisida, l'isola che non c'è di Edoardo Bennanto, le nevicate di una neve minerale misteriosa che veniva giù nelle giornate di vento di terra come in un film di Fellini.

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