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Saviano e i Migranti

  • May. 13th, 2009 at 11:37 PM
E' stata una giornata campale, anche molto triste.
Per conto mio sono stato alla manifestazione della CGIL che poi si è saldata la mattina con quella dei comunisti ed il pomeriggio con quella di sinistra e libertà.
Ho anche parlato sul palco riprendendo le considerazioni su quello che è successo nel tessuto sociale dell'Italia in questi anni, partendo da Ponticelli e passando da Castel Volturno scritte questa Mattina. Ho anche accennato a come ci sia una responsabilità della sinistra, tutta, sull'aver permesso questa involuzione sociale. Di come ancora i discorsi fatti oggi sul palco, nella retorica (pre elettorale) non aggiungano niente alla questione migrante. E come anzi l'interiorizzazione della contrapposizione tra CLANDESTINO e LEGALE sia oltre che vergognosa per chi crede nell'uomo del tutto impraticabile per chi si candida a governare una società complessa.

Sono molto stanco per scrivere ed argomentare. Ma Georgia Mada ha fatto la cosa più giusta per la giornata di oggi ... e la copio senza pudore.

Ha ripubblicato in integrale l'articolo di oggi di Repubblica di Roberto Saviano su "Clandestinità" e mafie e legalità.
Vi consiglio di guardare ed ascoltare i due pezzi della intervista radiofonica con molta attenzione.
Faccio mia la premessa di Saviano:
Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.  Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle.

Aggiungo per i distratti che parecchi di questi nostri coraggiosi fratelli sono stati premiati con l'internamento in un CIE .

Ma non è sul discorso emotivo che voglio attirare la vostra attenzione ma sui meccanismi intorno alla legalità della migrazione spiega in maniera cristallina.


 
 
____
mercoledì, 13 maggio 2009


Saviano e i Migranti

Vi posto l'articolo di Roberto Saviano ggi sulla Repubblica e un' intervista di Massimo Giannini a Saviano (georgia)

IL COMMENTO DELLO SCRITTORE A REPTV
In studio Massimo Giannini e Edoardo Buffoni
(
prima parte / seconda parte)

Il coraggio dimenticato
di Roberto Saviano
Pubblichiamo la versione integrale dell'articolo di Roberto Saviano uscito oggi da Repubblica.

Chi racconta che l'arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.
Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle. Chi ha urlato: "Ora basta" ai capizona, ai clan, alle famiglie sono stati africani. A Castelvolturno, il 19 settembre 2008, dopo la strage a opera della camorra in cui vengono uccisi sei immigrati africani: Kwame Yulius Francis, Samuel Kwaku e Alaj Ababa, del Togo, Cristopher Adams e Alex Geemes della Liberia e Eric Yeboah del Ghana. Joseph Ayimbora, ghanese, viene ricoverato in condizioni gravi. Le vittime sono tutte giovanissime, il più anziano tra loro ha poco più di trent'anni, sale la rabbia e scoppia una rivolta davanti al luogo del massacro. La rivolta fa arrivare telecamere da ogni parte del mondo e le immagini che vengono trasmesse sono quelle di un intero popolo che ferma tutto per chiedere attenzione e giustizia. Nei sei mesi precedenti, la camorra aveva ucciso un numero impressionante di innocenti italiani. Il 16 maggio Domenico Noviello, un uomo che dieci anni fa aveva denunciato un'estorsione ma appena persa la scorta l'hanno massacrato. Ma nulla. Nessuna protesta. Nessuna rimostranza. Nessun italiano scende in strada. I pochi indignati, e tutti confinati sul piano locale, si sentono sempre più soli e senza forze.
Ma questa solitudine finalmente si rompe quando, la mattina del 19, centinaia e centinaia di donne e uomini africani occupano le strade e gridano in faccia agli italiani la loro indignazione. Succedono incidenti. Ma la cosa straordinaria è che il giorno dopo, gli africani, si faranno carico loro stessi di riparare ai danni provocati. L'obiettivo era attirare attenzione e dire: "Non osate mai più". Contro poche persone si può ogni tipo di violenza, ma contro un intera popolazione schierata, no. E poi a Rosarno. In provincia di Reggio Calabria, uno dei tanti paesini del sud Italia a economia prevalentemente agricola che sembrano marchiati da un sottosviluppo cronico e le cui cosche, in questo caso le 'ndrine, fatturano cifre paragonabili al PIL del paese.
La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, come dimostra l'inchiesta del GOA della Guardia di Finanza del marzo 2004, aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell'edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo. La cosca riusciva a immettere circa trenta milioni di euro a settimana in acquisto di abitazioni in Belgio.
L'egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri - anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi - si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato. Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall'aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della 'ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti.
Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere. Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: "Non ci piegheremo", riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi. Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno.
E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani. Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra. L'agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Perche da tutti le organizzazioni succhiano risorse, sangue, danaro.
Sulla rivolta di Rosarno, in questi giorni, è uscito un libretto assai necessario da leggere con un titolo in cui credo molto. "Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l'Italia" di Antonello Mangano, edito da Terrelibere. La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. Anticorpi che nascono dall'elementare desiderio di vivere.
L'omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà. La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l'inizio per ogni vera battaglia contro le cosche. Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l'Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all'estero.
Oggi, come le indagini dell'FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell'est in loro colonie d'investimento e come dimostra l'ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D'Avorio, dall'Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici).
E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità? Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall'Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai.
Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell'eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vive senza il consenso e l'alleanza delle mafie italiane.
Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l'alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l'assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle "anime belle", come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi - insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo - è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L'Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.
Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency
Repubblica, 13 maggio 2009)

Postato da: georgiamada a 20:29

 
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volti da Castel Volturno, originally uploaded by hidden side.




Ricevo da Nadia Marino - Tarantolati Sud Magazine e volentieri pubblico un comunicato sugli sviluppi relativi al blitz del 20 novembre all´American Palace di Castel Volturno. ( vedi)

Ieri, 17 dicembre, l´eurodeputata dei Verdi Monica Frassoni ha depositato un´interrogazione parlamentare alla Commissione Europea sul blitz del 20 novembre effettuato dalle forze dell´ordine all´American Palace di Castel Volturno.
Ricordiamo che, in un territorio ancora in lutto per la strage di camorra che ha trucidato 6 africani innocenti, le istituzioni politiche, giudiziarie e delle forze dell´ordine pianificano ed eseguono una grave operazione di caccia all´immigrato. Un´operazione tanto provocatoria quanto inutile.
"Non vorremmo che gli immigrati di Castel Volturno pagassero doppiamente: una volta perchè sotto attacco della camorra, un'altra sotto attacco dello Stato", ha dichiarato il rappresentante locale dei Verdi Enzo Falco a riguardo delle ingenti somme di denaro per la riqualificazione del territorio, "Vigileremo attentamente sugli interventi e, con Monica Frassoni, faremo vigilare l'Europa su quegli investimenti".

Infatti lo scorso 20 novembre vengono presi di mira, catturati e portati nei Centri di Identificazione ed espulsione (più noti come CPT) 58 africani, tutti onesti lavoratori con ancora i segni dei calli sulle mani per il duro lavoro di sempre, rei del fatto di non aver avuto nessuna possibilità di prendere un permesso di soggiorno (causata da una legge inesistente in materia) e di abitare nell´American Palazzo.
Dagli atti ufficiali risulta che si era alla ricerca di droga, spacciatori e latitanti, ma dagli stessi atti di perquisizione risulta anche nulla di tutto ciò è stato trovato.
Perché improvvisamente le forze dell´ordine e le autorità politiche decidono di investire ingenti risorse umane e finanziarie per la caccia all´immigrato preferendola alla caccia ai camorristi? Tutti sanno che all´American Palazzo vivono migranti e richiedenti asilo onesti, lavoratori impiegati nell´edilizia e nell´agricoltura.

Rileviamo gravissime violazioni dei diritti umani in questa operazione. Ancora oggi, nonostante le ripetute segnalazioni alla Prefettura di Caserta ed ai responsabili dei C.I.E., alcuni richiedenti asilo illegittimamente detenuti nei C.I.E. non sono stati rilasciati.

La stessa comunità è stata nuovamente colpita dalla sparatoria a scopo di rapina venerdì scorso a Rosarno, in Calabria, che ha ferito due africani di Castel Volturno che insieme a tanti altri lavoratori stagionali si trovavano in Calabria per la raccolta delle arance che arrivano sulle nostre tavole.

Continueremo le attività di sensibilizzazione delle Istituzioni e del territorio invitando a castel Volturno il Vice Presidente della Commissione Europea Jacques Barrot, quale referente delle politiche immigrazione e asilo, come tappa verso una grande e condivisa manifestazione nazionale a Castel Volturno per rilanciare l´urlo di dolore, rabbia, giustizia e speranza verso un territorio più umano per tutti (italiani e migranti).
 

Prossima tappa:Invitiamo a Castel Volturno il Vicepresidente della Commissione Europea J. Barrot referente immigrazione e asilo

Contatti: csaexcanapificio@libero.it - 0823216332 - 3334752396


Hanno già aderito: Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta - Centro Sociale Ex-Canapificio - Caritas Caserta - Padri Sacramentini - Padri Comboniani di Castel Volturno - Gli studenti dell´Onda Università L´Orientale NA - Laboratorio Occupato Insurgencia - CGIL (CE )- CGIL (Na )- ACLI- Arci Caserta - Comitato Caserta città di pace - Neroenonsolo - Agesci Caserta- Ass. Jerry E.Maslo- C.S.O.A. Tempo Rosso -

 

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Il comuicato dell'on. Monica Frassoni,
Gruppo dei Verdi/ALE

Comunicato stampa - Strasburgo, 18 dicembre 2008

Immigrazione - Comune di Castel Volturno

Monica Frassoni, Presidente dei Verdi/ALE al Parlamento europeo, ha presentato in data 17.12.2008 un'interrogazione scritta alla Commissione europea sulla situazione degli immigrati in Italia e in particolare, ha segnalato il caso del Comune di Castel Volturno dove "lo scorso 20 novembre alle 5 del mattino la Squadra Mobile di Caserta, la Compagnia dei Carabinieri di Mondragone e la Guardia di Finanza facevano irruzione nel Condominio Colella più noto con il nome di American Palace, un condominio di 25 appartamenti tutti abitati da migranti, richiedenti asilo e rifugiati situato al km 34 della strada statale Domitiana, nel Comune di Castel Volturno".

"Nel corso dell'operazione sono state fermate 77 persone che avrebbero rifiutato di essere assistite da un avvocato al momento della perquisizione pur non comprendendo la lingua italiana" si legge nell'interrogazione.

 "Dei 77 fermati 57 sono stati tradotti nei Centri di Identificazione ed Espulsione di Modena, Bologna, Roma Ponte Galeria e Lamezia Terme e risulta che alcuni avessero la ricevuta di varie Questure per il ritiro del Permesso di Soggiorno quali richiedenti asilo ed altri avessero la copia del ricorso con effetto sospensivo ai sensi dell'art 35 dlgvo 25/2008 quindi richiedenti asilo a tutti gli effetti".

Monica Frassoni ha chiesto alla Commissione europea se il modo di procedere delle autorità italiane nel caso descritto sopra fosse compatibile con la normativa comunitaria in materia.

 
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il funerale

  • Dec. 16th, 2008 at 8:46 AM

alle 11 di oggi, forse, si  celebra il funerale multi-religioso dei 6 fratelli migranti di Castelvolturno ...
dico forse perché la cerimonia religiosa e civile si sarebbe dovuta celebrare già giovedì scorso. Giovedì 11, a sessanta anni dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo.  Dal 18 settembre i corpi sono abbandonati in un obitorio, dal 18 settembre quel poco di attenzione che gli abbiamo dedicato si è spento, ormai a ricordarci dell'orrore della nostra indifferenza restano un vescovo, dei frati comboniani, ed un centro sociale.

Non sono bastati a farci sentire nostri questi 6 morti la manifestazione del 4 ottobre a Caserta, presidiata anche dalle istituzioni e dai partiti,
non è bastata la manifesta di novembre di solidarietà "per Saviano" ... manifestazione a  cui ha dato il suo tributo Miriam Makeba,
non è bastato il congresso di Sinistra Democratica ...

Dimenticati i sei corpi ...
dimenticati i fratelli, i braccianti, gli sfruttati dell'American Palace, deportati ed avviati all'espulsione ....
Dimenticati già dopo un paio di giorni i braccianti, gli schiavi di Rossano Calabro.
Sotto tiro il centro Fernandes dei Comboniani ...

Mi chiedo dove siamo tutti ..



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Castelvolturno burning

  • Nov. 22nd, 2008 at 1:02 PM
Il Centro Fernandes
Sotto attacco da parte delle destre il Centro Fernandes di Castelvolturno.
(Avevo pubblicato questo appello con la richiesta di mandare mail e fax a sostegno in vista della riunione del consiglio comunale, in calce lo riprendo).

Nadia Marino, pubblica sul suo Tarantolati al Sud, il resoconto della seduta consiliare di vincenzo ammaliato ed aggiunge un resoconto sulla vergognosa vicenda delle salme dei migranti non ancora restituite alle famiglie.

Vi invito a leggere l'articolo perché è uno spaccato di una società che ha perso ogni pudore ed ogni pietà.
Quelli che dicono che l'Italia non è razzista dovrebbero prendere atto dell'italia delle petizioni, delle dichiarazioni di consiglieri comunali, di un pensiero che ormai mette all'indice anche la sola solidarietà cristiana.

Da ateo-comunista-mangia-bambini vedo con orrore l'attacco continuo da parte della piccola borghesia sedicente cattolica ... "quella dei valori cristiani come fondamento della società occidentale" ... prendersela con il lavoro di solidarietà e civiltà svolto dalla Caritas, dalla diocesi ... dire "per il Fernandes ci vorrebbero le ruspe".

Per fortuna, con uno scarto di un solo voto, la maggioranza ha respinto la richiesta di chiusura del centro.
 
L'American Palace
Ma i migranti sono sotto la pressione delle forze dell'ordine.
L'American Palace, il condominio visto tante volte nei servizi televisivi che raccontavano lo sdegno per la strage di Castelvolturno, è stato oggetto di una retata in grande stile ...
Risultati ... nessuna evidenza di reati ... ma i migranti deportati nei centri di identificazione ed espulsione.

Sempre Nadia Marino riporta il resoconto e la convocazione di una assemblea Antirazzista del centro sociale Ex-Canapificio.

Illuminante il resoconto della cronaca di Napoli de La Repubblica che mette in evidenza come il sindaco di centro sinistra ed ex magistrato Francesco Nuzzo che non prende le distanze dall'operazione di polizia.
Dire che il sindaco sull'onda dei fatti di settembre si era sempre mostrato equilibrato.

Ora l'ondata di indignazione per la strage pare sia spenta, riparte la rivalsa della gente della terra di lavoro contro i migranti, una rivalsa cieca che esprime più odio per gli sfruttati che per gli sfruttatori.
Paradossale il titolo dell'Agenzia ASCA, gruppo Abete,  A CASTELVOLTURNO POLIZIA SCOPRE PALAZZO CON 100 IMMIGRATI dopo che per settimane l'American Palace è stato agli onori della cronaca  (Ho scritto al direttore per fargli i complimenti).
Come Portella della Ginestra
Ho la convinzione che la strage di Castelvolturno non è dissimile a quella di Portella della Ginestra.
Credo fermamente che la legalità da quelle parti si raggiunge dando tutela sindacale e legale ai migranti presenti, da portare subito fuori dal circuito dello sfruttamento , applicando le leggi per i rifugiati politici, dando i permessi di soggiorno. Io darei subito la cittadinanza per chi si oppone allo sfruttamento.  Va fatta una lotta senza quartiere al caporalato ed allo sfruttamento.


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... guerra tra bande ...

  • Sep. 26th, 2008 at 8:38 AM


Una opinione che viene dai padri comboniani che a Castelvolturno vivono con i migranti come in terra di missione

Il ministro della difesa parla ancora di guerra tra bande ... quello degli interni di guerra civile (tocca fare il tifo, nel derby ministeriale, per il leghista), nessuno parla dei legami tra la camorra e la politica, solo i giornalisti dell'Espresso ma quelli li si controlla con la Finanza.

Saviano fa ora ipotesi diverse, vicine a quelle fatte su questo blog

Un altra versione dell'analisi di Saviano la si ritrova su rai24, che mi sembra l'unica testata che abbia ripreso adeguatamente questa tesi interessante.

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Il post del giorno - su Piovono Rane

  • Sep. 25th, 2008 at 2:36 PM
Alessandro Gilioli non ha certo bisogno di essere linkato da questo blog per avere visibilità comunque è importante dare risalto

Il dovere di informare

Riporto qui di seguito l’editoriale che apparirà domani su “L’espresso”.

Per due volte nel giro di otto giorni i giornalisti Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi e la redazione de “L’espresso” sono stati perquisiti su ordine della Procura di Napoli.
Mai era accaduto qualcosa di simile: il sequestro ripetuto dei computer, l’utilizzo di decine di militari della Guardia di Finanza, entrati nella direzione de “L’espresso”, il decreto che dispone controlli indiscriminati nella redazione.
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un filo nero

  • Sep. 21st, 2008 at 10:59 AM
Ho la sensazione orrenda che ci sia un filo nero che unisce Ponticelli con Castel Volturno, con Pianura con i rifiuti.

Ieri un bell'articolo di Giuseppe D'Avanzo su La Repubblica, Il valore di quelle vite, ne faccio mia una frase:

Gli italiani vogliono prostitute, ma non vederle sotto casa: il governo le punisce e le nasconde senza curarsi di chi controlla la "tratta delle schiave" e ne incassa gli utili. Gli italiani vogliono cocaina, ma non lo spacciatore nella strada accanto: il governo mostra qualche soldato in armi per strada per fare la faccia feroce senza curarsi delle 600 tonnellate l'anno di cocaina che 'ndrangheta e camorra importano in Italia; senza darsi pensiero della grande operazione di marketing lanciata al Nord dalle mafie che vendono ai teenager una bustina di "bianca" per dieci euro. Gli italiani vogliono lavoro a basso costo e in nero, ma non i clandestini. E il governo crea il reato di immigrazione clandestina e il lavoro diventerà ancora più nero e ancora più a basso costo e diffuso e clandestino.

E allora perché meravigliarsi se i Casalesi ? una banda di assassini, che controlla gli affari di droga e utilizza nelle sue imprese il lavoro nero ? possono pensare di fare una strage di neri solo per ammazzarne uno? Quanto vale un nero? Niente. Davvero qualcuno si scandalizzerà oggi se duecento di quei niente hanno gridato per un pomeriggio la loro rabbia?

I miei cattivi pensieri vanno oltre, come per Ponticelli, in questo episodio sembra che ci sia l'intenzione di spostare l'attenzione dell'opinione pubblica dagli affari grossi della camorra, in particolare la questione rifiuti.

Leggere le inchieste di di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi sull'Espresso ( vedi 21/9, vedi 11/9)  sulle connessioni tra camorra e politica sul tema dei rifiuti e metterle in relazione con la follia del gruppo di fuoco di Castelvolturno mi viene istintivo.

La camorra come, le altre mafie, fa un uso ponderato, e mediatico della forza.
Delle vite di qualche "negro" se ne fotte ma conta le pallottole se il fumo alzato può disturbare gli affari.

Un articolo di qualche mese fa che da una idea del contesto Le vite usa e getta di Castelvolturno, di Valerio Petrarca, 22 giugno 2008.
C'era un equilibrio da quelle parti, basato su un vero e proprio schiavismo, viene rotto non per questioni di piccolo spaccio, non per il controllo indiscusso del lavoro nero, ma per qualcosa di diverso ...

Pensiamoci, è un momento che richiede attenzione, facciamo una lunga lista di perché a cui dare risposta, perché la strage di San Gennaro, perché le perquisizioni ai giornalisti, perché la convergenza mediatica a poche ore dalla strage sul tema "nigeriani e spaccio" ...

Io mi preoccupo leggendo sul Giornale:
Durante il vertice del Viminale è stato anche deciso di «intensificare il controllo del territorio e colpire duramente la criminalità organizzata, rafforzare al massimo l'attività investigativa e di intelligence per individuare gli autori dei recenti omicidi, per la cattura dei latitanti e dei responsabili di attività criminali, per i quali - laddove immigrati clandestini - saranno avviate con la massima celerità le procedure di espulsione
...
Una prima risposta alle violenze degli immigrati di venerdì scorso c'è già stata: una ventina di ghanesi sono stati identificati attraverso i filmati della Scientifica. Verranno espulsi dalla questura.».

Non è su queste basi che si farà la lotta alla camorra.
 
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