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La Rete, la comunicazione, la realtà

  • May. 10th, 2008 at 8:38 AM
Alla fine degli anni 60 la rete non esisteva, non esisteva la telefonia mobile, non esisteva il Fax, la xerox aveva appena inventato la fotocopia ma era un fatto per gli uffici del pentagono, in Italia la televisione era la RAI delle due reti del democristiano Bernabei, e non c'erano neanche le radio libere.
Negli anni 60 c'era la cortina di ferro e la minaccia nucleare, c'era l'azione pesante della CIA, c'erano i colonnelli in grecia, c'era il tintinnare di sciabole in italia ... la guerra in Vietnam aveva abbondantemente superato la fase dell'escalation.


Negli anni 60' culture diverse sono confluite, da Trenton a Cicago a Berkley, da Parigi a Roma a Praga, libertà civili, pacifismo, anti razzismo, rivoluzione sessuale, femminismo, ecologismo ... musica e cinema ... una rivoluzione nelle coscienze prima ancora che nella società.



Oggi la rete c'è, c'è da 15 anni,
i ragazzi di 15 anni, sono nati insieme a Mosaic; sono  cresciuti con un cellulare nel palmo della mano ed il cicalino di messanger a fargli compagnia nella stanza chiusa a chiave.
Un italiano su venti ha provato ad esporre il suo pensiero con un blog o una pagina su Myspace. I ragazzi molto di più ... e la TV non la guardano quasi, al massimo MTV ed i canali FOX e SKY di varia (dis)umanità ... quelli a cui si aggiunge Current .... ed usano e guardano  Youtube ...

Io avevo 15 anni nel 68 ed avevo una percezione del mondo infinitamente più ricca di quella che ha oggi mio figlio ed i suoi amici, che i giornali e la televisione controllati dal potere non guardano e non hanno mai guardato!

Ed Al Gore ci racconta del potere salvifico dei Media Partecipativi, il modo di comunicare che farà la rivoluzione ... che fermerà il potere della comunicazione controllata ... Ad ascoltarlo un pubblico eccitato e plaudente di Blogger. Un pubblico per cui la bandiera della libertà informativa sembra solo Beppe Grillo ...

Parlo del rito celebrato giovedì all’Ambra Jovinelli, dove Al Gore ha presentato ai blogger italiani Current con una sfarzosa sponsorizzazione di SKY.

Manifestazione ben riuscita, un’atmosfera elettrizzata nel popolo dei blogger titillato sul suo punto più debole, l'autoreferenzialità .

Lo slogan di Current, ripetuto in maniera martellante, stampato sulle magliette, ripreso sui trailer e soprattutto ribadito da Al Gore, ha fatto presa sulla voglia di protagonismo dei blogger italiani.

“Ora hai voce anche tu”

Eccitati i blogger, sia gli entusiasti (molti di matrice ecologista) sia i prudenti, che hanno fatto domande, ingenue, sull’effettiva libertà di parola offerta da Current (che almeno in Italia, si mette all’ombra di Rupert Murdoch).

Nessuno che metta in discussione il concetto venduto da Current e SKY :  l’informazione diffusa è la panacea per garantire democrazia e libertà d’informazione.

NON E' COSI' - anzi l'illusione di poter comunicare, avere voce, allontana dal capire e soprattutto dall'agire.


Tutti rivoluzionari quando Al Gore fa riferimento alla guerra in Iraq ed alle bugie politico/medianiche, alla situazione Italiana.
Al GorePendodeliribloggercurrentcurrent Tvblog guru


E' indicativo che le domande, gli umori del pubblico, non facciano che ribadire la centralità dell’hai voce anche tu;
alla fine mi sorge il dubbio che, in un contesto popolato da blogger, motivato e fomentato da un trascinatore come Marco Montemagno, coltivato con il meccanismo dell’accreditamento “feudale” per gerarchia di visibilità, pompato dall’approdo in broadcasting su Sky24, si stia facendo l’apologia dell’ economia dello status.

Una transazione tra l'illusione di poter avere voce, e quindi riconoscimento, e la sostanziale passività verso il mondo e la politica.
--- Continua ---
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Zero Comments

  • Apr. 29th, 2008 at 1:25 PM

Zero Comments, originally uploaded by hidden side.

Il mio amico Pendodeliri di commenti ne prende tanti ...

Oggi ha scritto un post interessante sulla campagna elettorale del PD, con un'analisi al solito acuta, ironica e pungente.

Pecca solo di cyber-ottimismo, che io, che scivolo verso una visione cyber-punk della rete, non condivido.

Vi rimando al suo Post, buona lettura.
Qui riprendo il commento che gli ho lasciato:

Ottima analisi, un punto non mi trova d'accordo: internet come strumento salvifico.

Gli italiani, le nuove generazioni soprattutto, usano e conoscono internet, la rete è già da un pezzo main stream e non ci salverà, anzi.

Guardare la rete dal punto di vista della punta dell'Iceberg, la pseudo eccellenza dei Blog di opinione, non aiuta la comprensione della base sommersa della rete che è ormai radicata nei comportamenti.

La convergenza tra i media tradizionali e la rete c'è già è non è quel paradiso illuminista che racconta Jenkins.

La rete è comunicazione sorda ed oscura, flussi di comunicazione che hanno come modello il televoto al grande fratello.

I media tradizionali demoliscono l'identità, la rete crea una illusione di identità riempita solo dalla funzione fatica della comunicazione.

I due flussi comunicativi sono integrati e sinergici.

Non c'è riscatto possibile nell'idolatria della rete, la risposta va ricercata sul territorio.

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Il libro sulla tastiera è

Zero comments. Teoria critica di internet
Lovink Geert, 2008, 184 p., brossura
€ 14,00
Traduttore Delfanti A.
Editore Mondadori Bruno (collana Container)


Da una visione al nero della rete che mi trova in gran parte concorde.

 

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Ma quanta banda serve per una idea?

  • Mar. 19th, 2008 at 1:28 PM

sfera, originally uploaded by hidden side.

Ho preso in antipatia Quintarelli e le sue campagne pro-rete.

Che sullo sviluppo della rete in Italia abbia voce anche la lobby dell'ex New Economy, quella che ha dato il proprio contributo al gonfiarsi ed allo sgonfiarsi della bolla speculativa di qualche anno fa, mi sembra cosa naturale.

Che la blog-community abbocchi acriticamente e di questi messaggi si faccia bandiera ed amplificatore mi sembra ridicolo.

La rete non è tecnologia, banda, fibra o adsl, la rete è un attivatore di dinamiche antropologiche e sociali.
La rete è lo specchio fedele di una società che è manipolata ed influenzata da meccanismi e modelli socio economici devastanti.

Ci prende per i fondelli l'amico lobbista quando ci presenta il digital divide come la contrapposizione tra chi ha il rame e chi ha la fibra.

Il digital divide è tra chi ha peso sociale e chi è visto come mera forza di lavoro/consumo.

La larga banda non è di per se veicolo di libertà ... anzi può essere la gabbia di esclusione di interi strati sociali.
Il modello economico/politico che c'è dietro è basato sull'alienazione e la cattività e l'esclusione dai meccanismi decisionali di quello che Bifo chiama il nuovo "cognitariato" .

E' indicativo il paragone che fa Quintarelli con le autostrade ... con un modello economico che ha portato l'italia ad uno sviluppo che  ha messo al centro l'auto, la Fiat, la fabbrica.
Nel bene e nel male un modello sociale non neutrale ... da cui discendono anni di storia italiana, e la ridefinizione del ruolo sociale del lavoro.

Oggi il modello della iper-connettività sicuramente può assicurare un vantaggio economico a certa parte dell'economia ma lasciato nelle mani di una economia senza scrupoli può diventare una leva distruttiva sulla realtà sociale.

A Quintarelli chiederei invece risposte da operatore economico sulle garanzie dei lavoro nel terziario avanzato.

L'impresa della old-new-economy che responsabilità ha nella allontanamento di una intera generazione dalla rappresentatività sociale?  Nella privazione dei diritti?


Che ha mai fatto ad esempio l'impresa in termini di garanzia dei lavoratori in telelavoro?

Che modelli sociali propone Quintarelli su queste autostrade telematiche?

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quelli che si stracciano le vesti

  • Mar. 1st, 2008 at 12:32 PM
Continua la polemica nel blog per la trasmissione di Vespa sull’uso giovanile della rete.

Oggi parte perfino una lettera aperta. Mi dissocio e francamente questa ondata di sdegno dei blogger mi appare alquanto ridicola.

E’ indubbio che il racconto di Vespa dei fenomeni della rete sia il linea con la superficialità sensazionalista da  sempre utilizzata dai media main stream.  Le stesse banalità nel raccontare i fenomeni della rete da parte dei media dagli albori ad oggi.
La chat di 13 anni fa raccontata esattamente come ora si racconta l’esperienza del metaverso 3D alla Second Life o il fenomeno delle reti sociali blog-based alla my space. Non vale la pena di spendere una riga per commentare.

Vale la pena fare invece una riflessione sulla superficialità uguale e contraria dimostrata dai cari amici blogger
Vespa pronuncia la parola BLOG e loro a stracciarsi le vesti per lesa sacralità.
Gli amici blogger sono così intrippati  nei loro salottini virtuali simil-Porta-a-porta da non avere la minima percezione della natura complessa, dolorosa, devastata della fenomenologia della rete.
La rete la vedono esclusivamente nel blog-roll dei blog compagni di merende o sulle classifiche referenziali di blogbabel.
 
Parlano di 100milioni di blog e conoscono solo quella decina con cui sono concatenati nella dinamica etologica dei riti di dominanza ed sottomissione.   Parlano di contro informazione e vivono in simbiotico scimmiottamento della televisione, appendici disinformate tanto quanto i salotti che criticano  e e non hanno di meglio che citare i blog  - l'on. Gentiloni, l'on. Di Pietro, l'on. Letta, l'on Pecoraro Scanio, l'on Lanzillotta, l'on Storace, l'on. Santachè - per darsi credito.


Della rete non sanno assolutamente niente la vivono solo come piedistallo di auto-accreditamento …. Figli di un Ego-minore darebbero tutti l’anima per saltare sulla prima poltrona libera di Vespa ad aggiungere la loro pochezza a quella degli altri ospiti.
Devono santificare la rete per giustificare ed accreditare una loro presunta autorità.

Invece la rete è altro, non da demonizzare … ma altro … è lo specchio ed il sintomo di una società in crisi una società in cui tutti SIAMO alla ricerca di una identità individuale che ci vediamo negata … quella identità data dai 5 minuti di visibilità globale raccontata da  Andy Warhol. Una società fatta di lancinanti solitudini che non è più in grado di offrire identità accettabili che non siano quelle dell’appartenenza ai piccoli branchi. Non si rendono conto che la rete è la nostra società luogo non diverso e non separato non migliore ne peggiore.

Il ragazzino che pubblica il bullismo su youtube, la ragazzetta con il myspace pieno di cuoricini e quella che pubblica gli auto scatti da pin-up su flickr, la signora quarantenne che  di notte gira con l’avatar glamour facendo l’escort di alto bordo in Second Life, il programmatore frustrato che è principe dei demoni in un gioco di ruolo by chat, il ragazzino in crisi mistica che pubblica oleografie cristologiche, il forum fascio della Lazio che mischia il razzismo al tifo, Mario Adinolfi che prima o poi avrà uno spazio in prima serata su una rete nazionale perché viene dal blog e si può fare, Serenetta Monti che viene dalla rete secondo Grillo ed espressione della rete e che un blog non lo mai avuto e nella rete non ha lasciato un riflesso di una idea che sia una ... siamo noi ...

Fermi tutti è inutile mandare retoriche e scontate lettere aperte se noi che in rete ci siamo da quando i modem piacevolmente ti davano il loro gracchiante benvenuto la rete non la sappiamo raccontare con la dovuta durezza mettendoci in discussione in prima persona.
La rete non è mai stata altro dalla realtà è parte della nostra vita ... fenomeno non causa ... usciamo dalla retorica della rete una volta per tutte.

Il mio commento alla lettera aperta:

La proposizione della rete offerta dalla lettera oppone al racconto di Vespa (non degli ospiti che qualcosa di serio hanno detto) una visione specularmente approssimativa, superficiale e menzognera.

Ritengo che chi usa la rete in maniera abituale abbia il dovere morale di riflettere e rappresentare nelle giuste prospettive antropologiche e sociali lo strumento che usa.

Fare della rete un feticcio per accreditare una presunta diversità dell'espressione dell'informazione è una mistificazione ed un tradimento dei presupposti di libertà che si vorrebbero portare utilizzandola.

Diffido di chi fa della rete una bandiera, la diversità, ammesso che ci sia, è nelle idee non certamente nello strumento.

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Senza orrore di se stesso

  • Feb. 3rd, 2008 at 2:57 PM

Scrivendo nella ormai accesa discussione su blog e flickr che si sta sviluppando nel forum di Dinamiche Flickeriane mi è venuto in mente che Gastone rappresenta bene il medio blogger italico.
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