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che ti succede compagno?

  • May. 30th, 2008 at 4:00 PM

che ti succede compagno, originally uploaded by hidden side.

Istintivamente all'assemblea del Pigneto ho scattato questa foto.
Sommerso dalla folla il banchetto del mercatino con il bric a brac alternativo. Tra Gorbachyov e Lenin e le mostrine sovietiche, un Che stanco ...

 Come dicevo la mia presenza al Pigneto ha avuto, oltre che il significato empatico di partecipazione, anche la motivazione di cercare di capire ... la gente, i discorsi, le sensazioni ...



Mi è venuto naturale fotografare le bancarelle, ascoltando i discorsi, guardando la gente,  pensando ai discorsi sentiti dalla gente del quartiere, gente magari di sinistra, quelli che hanno spinto per la riqualificazione del Cinema L'Aquila, brave persone preoccupate che fanno discorsi da padri e madri di famiglia :
" ma se tutti i giorni non riesci a passare per entrare nel portone perché c'è gente che beve lascia bottiglie, piscia ...  e la vecchietta con le stampelle è costretta a cambiare marciapiede ... e stai la finestra di notte a guardare se le tue figlie arrivano a casa incolumi ... sono tanti uomini soli capisci  venuti nel paese credono loro del bengodi "

Una sensazione di incongruità, di inadeguatezza della stessa risposta democratica, tesa, sincera ma pure così lontana da una contrapposizione forte tra la realtà dell'immigrazione e la voglia, sincera, di un modo migliore di vivere di migranti e gente del quartiere.
Dal Pigneto sono andato via con una sensazione non definita ... una domanda ... quella che poi mi sono ritrovato nella foto qui sopra : che ti succede compagno?

Un punto di riflessione me lo ha dato la lettura della ragazzina imbronciata Dacia Valent  che sul suo blog si chiede: e la nostra di sicurezza?   Lei se lo chiede dal punto di vista degli "altri" ... di quelli diversi per pelle,  religione,  provenienza ... quelli della profezia di Pasolini di cui parlavo commentando il discorso dell'incazzato Bengalese qualche post fa.
quelli che prima o poi sommergeranno il nostro status piccolo borghese ...
Noi, che anche se di sinistra, non riusciamo a metabolizzare che il mondo andrebbe letto dalla parte degli altri ...

Poi salta fuori il Che sul braccio del balordo, il Che come sulla bancarella per giovani di sinistra, ridotto a prodotto di consumo  per una mitologia apolitica e sottoproletaria.
E guarda caso ritorna Pasolini quando il balordo si racconta:
Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini "Accattone". Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore.
Ed il Pasolini di "mamma Roma" e di "Accattone" che raccontava le stesse storie di oggi .. .solo che i migranti era gente del sud o marchigiani o burini ...

Forse da Pasolini tocca ripartire ... da Pasolini che dice:
Immagine di Scritti corsari Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava a ottenere la oro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal centro è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione il Centro ha assimilato a sé l’intero Paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo.
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L'informazione, la verità, l'identità

  • May. 20th, 2008 at 4:57 PM
RosaLucsemBlog ieri ha fatto una spietata anatomia di un articolone di prima pagina de il Giornale che urlava : "Così i nomadi vendono i bambini";     Vi invito a leggere con attenzione lo splendido post di Rosa, dal colorito titolo


Il post dimostra, in cristallina sequenza, che:
  1. un tal sciagurato Chiocci, ha fatto una deliberata manipolazione di un fatto avvenuto mesi prima trasformando un episodio triste in una emerita panzana sociologica
  2. l'articolo non può avere altro scopo che gettare benzina sul fuoco del odio sociale
  3. il Giornale berlusconiano, in questo episodio come in altri analoghi, adotta un metodo di propaganda tipicamente fascista
  4. questa pratica di comunicazione è coerente con l'azione di governo della destra al potere
  5. l'elettorato incerto che ha lasciato vincere, nell'illusione del "tanto è tutto uguale" una destra fascista ha sbagliato di grosso rischiando una situazione paragonabile a quella del 33 in Germania.
  • chiude invitando a mandare una lettera di protesta a Il Giornale per l'articolo (ho seguito il consiglio)
Trovo ineccepibile l'analisi sull'articolo di RosaLucsemBlog e condivisibili le considerazioni critiche sugli astenuti.

Ho di mio qualche preoccupazione, se è possibile, ancora più profonda rispetto a quelle espresse da RosaLucsemBlog.

In questi ultimi trentanni è cambiato qualcosa in Italia ed in profondità nel tessuto sociale.
Si è andato creando uno strato sociale nero, sordo, gastricamente egoista, volutamente ignorante, grassamente e bassamente edonista.
Uno strato sociale largo, maggioritario, interclassista ed intergenerazionale, che cerca facili modelli identitari.
Che questi modelli li acquista dalla televisione generalista, dalla comunicazione becera, dalla pubblicità e dai modelli di consumo.
Uno strato sociale che si lascia manipolare e definire dai media.
Il Giornale, esattamente  come la "ruota della fortuna" o "amici" o il TG4, non da notizie ma spaccia esattamente quei modelli identitari, profilati sugli specifici target sociometrici, ma convergenti verso un controllo massificato dei bisogni.

Io sono più preoccupato di Rosa, perché ho la convinzione che le notizie non sono neanche manipolate ai fini di una politica, sono manipolate per rispondere e generare un bisogno diffuso di identità, che nella massima semplificazione, viene spacciata in qualcuno da odiare.
Anzi credo che la politica tenda ad essere una mera risposta di marketing a questi modelli indotti.

Quell'articolo non è scritto così per favorire una politica fascista ma per creare una maggioranza silenziosa e all'occorrenza sediziosamente fascista nelle idee e nei comportamenti, un target facile da raggiungere con un prodotto politico a basso costo, con demagogia ed attivismo e vittime sacrificali.

La sinistra politica in questi anni non ha saputo trovare il modo di creare modelli alternativi, in questo ha fallito.
E' quando è stata sul territorio, si veda il manifesto di Ponticelli, si è adeguata a modelli culturali che più niente avevano a che fare con un sentire democratico.

Le rate del LCD a 44" su cui vedere i tronisti della De Filippi sono un nemico di classe molto difficile da combattere.

Berlusconi è illuminante quando propone il matrimonio con il ricco o il concorso come velina come superamento del precariato, perché lui porta veramente in parlamento ed al governo le veline e paga le vincite del "chi vuol essere milionario".

Una sinistra che sia tale pone invece problemi.
Un immigrato clandestino che lavora al nero e che magari cade pure da un'mpalcatura, che cosa ha vedere  con i bisogni  dei "lavoratori" che una volta erano la base elettorale del PCI ed ora si sentono più rappresentati dalla lega? Sono ragionamenti che ho sentito fare ... la lapide dell'ultima campagna elettorale è stata la frase di un intervista di un operaio a Ballarò che diceva ... la sinistra ha perso tempo ad occuparsi di zingari e froci .. frasi simili le sento nei commenti di "compagni" ai fatti di questi giorni su Radio Popolare.

E' qualcosa di peggio del fascismo quello in cui stiamo vivendo, è uno spietato Darvinismo sociale, è il modello del Grande Fratello, non quello di Orwell, ma quello della Marcuzzi, in cui vinci "nominando" qualcuno ... qualcuno da mettere fuori con il televoto.
Popolo Rom sei stato nominato ed il 70% degli italiani ha televotato per metterti fuori della casa.
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Ritratto antropologico

  • May. 15th, 2008 at 8:36 AM
Un articolo del corriere della sera letto di prima mattina per "darsi una sferzata di ottimismo".

Abbiamo una politica che è lo specchio di una società profondamente marcia ... marcia in un contesto come quello dell'hinterland partenopeo, io sono napoletano anche se vivo a Roma, dominato dalla malavita, ma marcia anche negli ipocriti salotti piccolo borghesi e medio borghesi,
come ad esempio il "Movimento Società Civile" - Chiaia per Napoli che è bacino elettorale della PdL.

La politica che lo specchio di una società "civile" (sic) che vede il degrado e l'illegalità nel campo nomadi e non nella camorra che presidia il territorio e prende tangenti dai Rrom e li impiega nello smaltimento dei rifiuti tossici salvo poi a metterli sotto il il tiro della pulizia etnica quando il momento politico lo richiede.


Leggo le dichiarazioni di Taglialatela per cui la presenza delle istituzioni ed il rispetto della legalità sia la risposta alle proteste  per la presenza tutt'altro che rassicurante dei campi rom abusivi.

La sinistra a Napoli ha operato male, Bassolino doveva dimettersi mesi fa, ma si preparano tempi ancora più duri per Napoli.

L'esperienza Bassoliniana non è stata un fallimento per la mancata soluzione dei problemi strutturali, come i rifiuti, quello è solo un effetto, ma per l'incapacità di dare un cambiamento profondo al tessuto politico, antropologico e sociale del Napoletano.

Il degrado di Napoli è nelle coscienze è nel tessuto sociale.
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La Rete, la comunicazione, la realtà

  • May. 10th, 2008 at 8:38 AM
Alla fine degli anni 60 la rete non esisteva, non esisteva la telefonia mobile, non esisteva il Fax, la xerox aveva appena inventato la fotocopia ma era un fatto per gli uffici del pentagono, in Italia la televisione era la RAI delle due reti del democristiano Bernabei, e non c'erano neanche le radio libere.
Negli anni 60 c'era la cortina di ferro e la minaccia nucleare, c'era l'azione pesante della CIA, c'erano i colonnelli in grecia, c'era il tintinnare di sciabole in italia ... la guerra in Vietnam aveva abbondantemente superato la fase dell'escalation.


Negli anni 60' culture diverse sono confluite, da Trenton a Cicago a Berkley, da Parigi a Roma a Praga, libertà civili, pacifismo, anti razzismo, rivoluzione sessuale, femminismo, ecologismo ... musica e cinema ... una rivoluzione nelle coscienze prima ancora che nella società.



Oggi la rete c'è, c'è da 15 anni,
i ragazzi di 15 anni, sono nati insieme a Mosaic; sono  cresciuti con un cellulare nel palmo della mano ed il cicalino di messanger a fargli compagnia nella stanza chiusa a chiave.
Un italiano su venti ha provato ad esporre il suo pensiero con un blog o una pagina su Myspace. I ragazzi molto di più ... e la TV non la guardano quasi, al massimo MTV ed i canali FOX e SKY di varia (dis)umanità ... quelli a cui si aggiunge Current .... ed usano e guardano  Youtube ...

Io avevo 15 anni nel 68 ed avevo una percezione del mondo infinitamente più ricca di quella che ha oggi mio figlio ed i suoi amici, che i giornali e la televisione controllati dal potere non guardano e non hanno mai guardato!

Ed Al Gore ci racconta del potere salvifico dei Media Partecipativi, il modo di comunicare che farà la rivoluzione ... che fermerà il potere della comunicazione controllata ... Ad ascoltarlo un pubblico eccitato e plaudente di Blogger. Un pubblico per cui la bandiera della libertà informativa sembra solo Beppe Grillo ...

Parlo del rito celebrato giovedì all’Ambra Jovinelli, dove Al Gore ha presentato ai blogger italiani Current con una sfarzosa sponsorizzazione di SKY.

Manifestazione ben riuscita, un’atmosfera elettrizzata nel popolo dei blogger titillato sul suo punto più debole, l'autoreferenzialità .

Lo slogan di Current, ripetuto in maniera martellante, stampato sulle magliette, ripreso sui trailer e soprattutto ribadito da Al Gore, ha fatto presa sulla voglia di protagonismo dei blogger italiani.

“Ora hai voce anche tu”

Eccitati i blogger, sia gli entusiasti (molti di matrice ecologista) sia i prudenti, che hanno fatto domande, ingenue, sull’effettiva libertà di parola offerta da Current (che almeno in Italia, si mette all’ombra di Rupert Murdoch).

Nessuno che metta in discussione il concetto venduto da Current e SKY :  l’informazione diffusa è la panacea per garantire democrazia e libertà d’informazione.

NON E' COSI' - anzi l'illusione di poter comunicare, avere voce, allontana dal capire e soprattutto dall'agire.


Tutti rivoluzionari quando Al Gore fa riferimento alla guerra in Iraq ed alle bugie politico/medianiche, alla situazione Italiana.
Al GorePendodeliribloggercurrentcurrent Tvblog guru


E' indicativo che le domande, gli umori del pubblico, non facciano che ribadire la centralità dell’hai voce anche tu;
alla fine mi sorge il dubbio che, in un contesto popolato da blogger, motivato e fomentato da un trascinatore come Marco Montemagno, coltivato con il meccanismo dell’accreditamento “feudale” per gerarchia di visibilità, pompato dall’approdo in broadcasting su Sky24, si stia facendo l’apologia dell’ economia dello status.

Una transazione tra l'illusione di poter avere voce, e quindi riconoscimento, e la sostanziale passività verso il mondo e la politica.
--- Continua ---
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Parole rubate a P. Barnard

  • Apr. 18th, 2008 at 3:13 PM
Ci sono delle parole che sto rimuginando da tempo e che ho detto troppo poco qui sul blog.
Le rileggo in queste riflessioni di Paolo Barnard
(Condivido pienamente l'analisi anche se non condivido del tutto le risposte politiche).

Riflessioni che mi vengono nel cercare di dare risposte a mio figlio che ha 17 anni e che mi dice "non saprei chi votare perché nessuno mi rappresenta" ....

... è difficile spiegare, in questa società costruita sulla visibilità sociale, che il valore sta nella nostra appartenenza grigia ad un collettivo che ha valori comuni e su quei valori dovrebbe costruire.

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  • Apr. 15th, 2008 at 6:00 PM
Suzukimaruti dice più o meno quello che penso ... e Dacia Valent fa considerazioni condivisibili 
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Apr. 15th, 2008

  • 2:37 PM
... questo voto toglie tutti gli alibi ... l'Italia, la nostra società, noi, ciascuno di NOI ... siamo rappresentati da questo voto ...

è un paese meschinamente, pateticamente, nevroticamente, vigliaccamente, ipocritamente piccolo borghese ...


Berlusconi non ha vinto ieri ... ha cominciato a vincere 25 anni fa educandoci a vedere la vita solo il termini di giri della ruota della fortuna ...

Non solo lui ovviamente ... è un morbo condiviso bene o male in tutto il mondo ...

E' una strategia basata sulla paura ...  un terrorismo molto sottile ... ma capillare ... la paura di non farcela nella microscalata sociale ... la paura che ha bisogno del capro espiatorio ... lo zingaro ... l'immigrato ... il comunista ....

E' una società del ricatto auto-inflitto ... è un modello che in salsa populista/cattolica, quindi più becera e paternalista, riproporrà i modelli americani ....

I diritti avranno ad uno un cartellino del prezzo ... la sanità che ti spetta se sei allineato e deferente verso il tuo donatore di lavoro ...
il diritto all'auto difesa ... finché il controllo sociale ti riconosce dalla parte dei "nostri" ...  magari anche il lavoro sarà garantito ma con la spada di Damocle del precariato ...

...  abbiamo perso per strada l'orgoglio  ... .
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quella felicità del cavo !!!

  • Apr. 2nd, 2008 at 12:14 PM
Ho appena comprato e mi accingo a leggere "La fabbrica dell'infelicità" di Franco Berardi  e sto per comprare .

Mi sembra chiaro come in questi giorni il cuore delle mie riflessioni sia sul legame tra felicità e nuova economia.
In questi anni gran parte della mia vita, lavorativa, sociale, culturale ed affettiva è stata attaccata a questo cavolo di cavo.

I miei bilanci personali e l'osservazione e l'ascolto di quello che si muove in rete ... che poi è ascolto di persone ed esperienze ... mi porta ad associarmi alla visione di Bifo e di prendere le distanze dall'ottimismo di Luca De Biase.

Possono sembrare questioni di lana caprina, ma ho la convinzione che la retorica intorno agli sviluppi dei modelli sociali legati alla rete siano un aspetto determinate dello sviluppo della nostra società nei prossimi anni.
/post in evoluzione/
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Ma quanta banda serve per una idea?

  • Mar. 19th, 2008 at 1:28 PM

sfera, originally uploaded by hidden side.

Ho preso in antipatia Quintarelli e le sue campagne pro-rete.

Che sullo sviluppo della rete in Italia abbia voce anche la lobby dell'ex New Economy, quella che ha dato il proprio contributo al gonfiarsi ed allo sgonfiarsi della bolla speculativa di qualche anno fa, mi sembra cosa naturale.

Che la blog-community abbocchi acriticamente e di questi messaggi si faccia bandiera ed amplificatore mi sembra ridicolo.

La rete non è tecnologia, banda, fibra o adsl, la rete è un attivatore di dinamiche antropologiche e sociali.
La rete è lo specchio fedele di una società che è manipolata ed influenzata da meccanismi e modelli socio economici devastanti.

Ci prende per i fondelli l'amico lobbista quando ci presenta il digital divide come la contrapposizione tra chi ha il rame e chi ha la fibra.

Il digital divide è tra chi ha peso sociale e chi è visto come mera forza di lavoro/consumo.

La larga banda non è di per se veicolo di libertà ... anzi può essere la gabbia di esclusione di interi strati sociali.
Il modello economico/politico che c'è dietro è basato sull'alienazione e la cattività e l'esclusione dai meccanismi decisionali di quello che Bifo chiama il nuovo "cognitariato" .

E' indicativo il paragone che fa Quintarelli con le autostrade ... con un modello economico che ha portato l'italia ad uno sviluppo che  ha messo al centro l'auto, la Fiat, la fabbrica.
Nel bene e nel male un modello sociale non neutrale ... da cui discendono anni di storia italiana, e la ridefinizione del ruolo sociale del lavoro.

Oggi il modello della iper-connettività sicuramente può assicurare un vantaggio economico a certa parte dell'economia ma lasciato nelle mani di una economia senza scrupoli può diventare una leva distruttiva sulla realtà sociale.

A Quintarelli chiederei invece risposte da operatore economico sulle garanzie dei lavoro nel terziario avanzato.

L'impresa della old-new-economy che responsabilità ha nella allontanamento di una intera generazione dalla rappresentatività sociale?  Nella privazione dei diritti?


Che ha mai fatto ad esempio l'impresa in termini di garanzia dei lavoratori in telelavoro?

Che modelli sociali propone Quintarelli su queste autostrade telematiche?

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quelli che si stracciano le vesti

  • Mar. 1st, 2008 at 12:32 PM
Continua la polemica nel blog per la trasmissione di Vespa sull’uso giovanile della rete.

Oggi parte perfino una lettera aperta. Mi dissocio e francamente questa ondata di sdegno dei blogger mi appare alquanto ridicola.

E’ indubbio che il racconto di Vespa dei fenomeni della rete sia il linea con la superficialità sensazionalista da  sempre utilizzata dai media main stream.  Le stesse banalità nel raccontare i fenomeni della rete da parte dei media dagli albori ad oggi.
La chat di 13 anni fa raccontata esattamente come ora si racconta l’esperienza del metaverso 3D alla Second Life o il fenomeno delle reti sociali blog-based alla my space. Non vale la pena di spendere una riga per commentare.

Vale la pena fare invece una riflessione sulla superficialità uguale e contraria dimostrata dai cari amici blogger
Vespa pronuncia la parola BLOG e loro a stracciarsi le vesti per lesa sacralità.
Gli amici blogger sono così intrippati  nei loro salottini virtuali simil-Porta-a-porta da non avere la minima percezione della natura complessa, dolorosa, devastata della fenomenologia della rete.
La rete la vedono esclusivamente nel blog-roll dei blog compagni di merende o sulle classifiche referenziali di blogbabel.
 
Parlano di 100milioni di blog e conoscono solo quella decina con cui sono concatenati nella dinamica etologica dei riti di dominanza ed sottomissione.   Parlano di contro informazione e vivono in simbiotico scimmiottamento della televisione, appendici disinformate tanto quanto i salotti che criticano  e e non hanno di meglio che citare i blog  - l'on. Gentiloni, l'on. Di Pietro, l'on. Letta, l'on Pecoraro Scanio, l'on Lanzillotta, l'on Storace, l'on. Santachè - per darsi credito.


Della rete non sanno assolutamente niente la vivono solo come piedistallo di auto-accreditamento …. Figli di un Ego-minore darebbero tutti l’anima per saltare sulla prima poltrona libera di Vespa ad aggiungere la loro pochezza a quella degli altri ospiti.
Devono santificare la rete per giustificare ed accreditare una loro presunta autorità.

Invece la rete è altro, non da demonizzare … ma altro … è lo specchio ed il sintomo di una società in crisi una società in cui tutti SIAMO alla ricerca di una identità individuale che ci vediamo negata … quella identità data dai 5 minuti di visibilità globale raccontata da  Andy Warhol. Una società fatta di lancinanti solitudini che non è più in grado di offrire identità accettabili che non siano quelle dell’appartenenza ai piccoli branchi. Non si rendono conto che la rete è la nostra società luogo non diverso e non separato non migliore ne peggiore.

Il ragazzino che pubblica il bullismo su youtube, la ragazzetta con il myspace pieno di cuoricini e quella che pubblica gli auto scatti da pin-up su flickr, la signora quarantenne che  di notte gira con l’avatar glamour facendo l’escort di alto bordo in Second Life, il programmatore frustrato che è principe dei demoni in un gioco di ruolo by chat, il ragazzino in crisi mistica che pubblica oleografie cristologiche, il forum fascio della Lazio che mischia il razzismo al tifo, Mario Adinolfi che prima o poi avrà uno spazio in prima serata su una rete nazionale perché viene dal blog e si può fare, Serenetta Monti che viene dalla rete secondo Grillo ed espressione della rete e che un blog non lo mai avuto e nella rete non ha lasciato un riflesso di una idea che sia una ... siamo noi ...

Fermi tutti è inutile mandare retoriche e scontate lettere aperte se noi che in rete ci siamo da quando i modem piacevolmente ti davano il loro gracchiante benvenuto la rete non la sappiamo raccontare con la dovuta durezza mettendoci in discussione in prima persona.
La rete non è mai stata altro dalla realtà è parte della nostra vita ... fenomeno non causa ... usciamo dalla retorica della rete una volta per tutte.

Il mio commento alla lettera aperta:

La proposizione della rete offerta dalla lettera oppone al racconto di Vespa (non degli ospiti che qualcosa di serio hanno detto) una visione specularmente approssimativa, superficiale e menzognera.

Ritengo che chi usa la rete in maniera abituale abbia il dovere morale di riflettere e rappresentare nelle giuste prospettive antropologiche e sociali lo strumento che usa.

Fare della rete un feticcio per accreditare una presunta diversità dell'espressione dell'informazione è una mistificazione ed un tradimento dei presupposti di libertà che si vorrebbero portare utilizzandola.

Diffido di chi fa della rete una bandiera, la diversità, ammesso che ci sia, è nelle idee non certamente nello strumento.

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radici piccolo borghesi

  • Jan. 1st, 2008 at 5:36 PM

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Se ne stanno lì, sospirosi, abbacchiati e bulli come giovanotti, contro lo sfondo dell’INA-Case.
Niente. Non è successo niente. Carletto e soci conoscono a fondo la vita. Sanno già cosa sarà. Lo sanno fin troppo. Tanto è pero che la capoccetta gialla di Carletto è già quella pelata che avrà fra dieci anni e sarà impiegato postale; e la bocca un po’ sdentata di Tonino sarà quella che con le guance gialle e un po’ bolse avrà quando sarà un pappone con la Giulietta con le trombe. E’ successo che qualcosa gli ha detto male. E nella coscienza già profonda, grigia, disadorna che la cricca dei ragazzetti di Cecafumo ha della vita, c’è già anche la reazione. Sono come Mamma Roma li sogna e li vuole. Nella loro afflizione non c’è poesia. Recitano la parte degli afflitti, perchè sanno che non bisogna mai credere alle cose: ma non con la beata miscredenza dei figli dei ladri, delle puttane o dei semplici operai.

Basta avere un padre usciere perchè già la lotta per la vita una piccola cosa prosaica, e un viso dolce e liscio di ragazzo mostri già i segni delle notti passate in sale d’aspetto, in treni, dei pomeriggi spesi in anticamere di potenti, in officine oscure, in retrobotteghe, in piccoli hotel di seconda classe — insomma in tutti i posti dove l’infimo privilegio fa ingrassare o dimagrire, cristi volgari, appena fatti adulti, di quella classe sociale cui si comincia già a dare il nome di borghesia anche a Roma. Non è successo niente.


Dal racconto "Mamma Roma" di PierPaolo Pasolini (1961). Vedi la raccolta - Alì dagli occhi azzurri - pag.389 edita da Garzanti (Elefanti)

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