c'è poco da dire
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resistere sorridendo, originally uploaded by hidden side.</div>
ieri la sinistra in piazza per la festa della liberazione ...
un corteo a Roma che è partito dall'amarezza della sconfitta elettorale e poi per strada, tra i sorrisi, la voglia di stare insieme, le bandiere, la voglia di reagire, i tamburi delle scuole di samba, la consapevolezza della necessità di reagire, la forza della speranza,si è dispiegato ed trovando entusiasmo ed energia e speranza...
questa sinistra deve ricercare le basi antropologiche dell'aggregazione ...
la politica di sempre forse ha fatto il suo tempo ... quello che ci resta è l'eredità dei principi sui cui sono state fondate le lotte del passato ...
l'eguaglianza
la solidarietà
la giustizia sociale
l'internazionalismo
La sinistra deve coltivare queste radici ... da queste si può ripartire
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gibilix
, aka Fabrizio di Lo specchietto per le allodole,
prova a tracciare delle conclusioni ed a fare delle ipotesi sull'Incendio della ex Miralanza(*).
E' decisamente una buona idea leggere quello che scrive

Faccio mio un commento di Fabrizio:

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Sempre sullo stesso tema per capire cosa cova sotto la cenere è interessante fare attenzione ai toni di Storace in consiglio comunale e fare una riflessione sulle considerazioni del Gruppo EveryOne.
IMGPres: AHMETOVIC, GRUPPO EVERYONE: GRAVISSIME E PERICOLOSE LE MINACCE DI STORACE
Vedi anche:
Tevere Burning di bloggoanchio
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E' utile cercare di capire come il clima "incendiario" venga coltivato con la dovuta sapienza a colpi di petizioni, allarmismo, odio ... è quello che AN sta facendo da mesi nel quartiere Marconi.
Si coltiva la paura e l'odio sociale ammantandosi di un ipocrita pseudo civismo.
prova a tracciare delle conclusioni ed a fare delle ipotesi sull'Incendio della ex Miralanza(*).
E' decisamente una buona idea leggere quello che scrive

Faccio mio un commento di Fabrizio:
Aggiungo una mia considerazione personale. Faziosa, soggettiva e pregiudiziale. L'11 Gennaio sarebbero comunque iniziati i lavori per la riqualificazione dell'area, con l'assegnazione degli stabili all'Accademia di Arte Drammatica e il conseguente sgombero dell'insediamento. In quella data sarebbe venuta meno una circostanza sulla quale AN aveva basato una pressante campagna politica nel quartiere. Ma per una fatalità del caso, la tragedia annunciata si è verificata giusto in tempo per capitalizzare al massimo la campagna.Per il resto vi rimando alla lettura del suo interessante post.

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Sempre sullo stesso tema per capire cosa cova sotto la cenere è interessante fare attenzione ai toni di Storace in consiglio comunale e fare una riflessione sulle considerazioni del Gruppo EveryOne.
IMGPres: AHMETOVIC, GRUPPO EVERYONE: GRAVISSIME E PERICOLOSE LE MINACCE DI STORACE
Vedi anche:
Tevere Burning di bloggoanchio
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E' utile cercare di capire come il clima "incendiario" venga coltivato con la dovuta sapienza a colpi di petizioni, allarmismo, odio ... è quello che AN sta facendo da mesi nel quartiere Marconi.
Si coltiva la paura e l'odio sociale ammantandosi di un ipocrita pseudo civismo.
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Per qualcuno era una casa oltre che un rifugio, un posto su cui appendere dei simulacri di vivibilità.
Lo specchietto per le allodole ne parla in due eccellenti post che sono un esempio di come si possa usare il blog e la rete per fare testimonianza e informazione ( vedi 1 - vedi 2).Ne parlo io, come al solito in Flickr, dove faccio un po' di "rassegna stampa" e commento riagganciandomi ad un thread già aperto che parla di paura.
Una paura sociale su cui c'è gente che soffia ... paura rivolta da pseudo bempensanti contro gli ultimi, contro i bambini ... contro chi subisce l'ennesimo sgombero senza una alternativa ... prima le ruspe e poi il fuoco. Il tutto in un clima di una pericolosa ipocrisia, come scrive Carlo Olivieri nel suo blog.
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Choosing “hope over fear”.
Lo slogan di Barack Obama mi piace molto, sarebbe da adottare per questo 2008.
Certo non è facile perché la società della comunicazione sembra aver scelto la "paura" come il prodotto di punta da mettere sugli scaffali dell'informazione.
E' una strana società questa in cui le fonti informative cominciano ad essere disponibili in maniera ampia e, tutto sommato, democratica. Una società in cui in teoria il paradigma di comunicazione "uno a molti" del vecchio broadcasting viene superato da quello orizzontale portato dalla rete (vedi) ed invece sembra che il problema sia "l'informazione" (vedi).
Sarò un illuso ma io non credo affatto che la "gente" non sia in grado di discriminare sulle informazioni a cui decide di accedere.
Ho invece la netta percezione di un modello di complicità sociale in cui, forse proprio sotto l'effetto della paura, si decide di conformarsi e confermarsi in una cultura mainstream grassoccia, ipocrita, mercantile, fintamente religiosa, belligerante contro i deboli ... una cultura in cerca di alibi e di capri espiatori da appendere ai lamponi (vedi).
Una cultura carnevalesca che sceglie il re più empio tanto lo si brucerà ritualmente sul rogo per rieleggerlo uguale l'anno prossimo ... un re-carnevale che si porti sulle spalle le responsabilità di tutti.
Francamente ho più rispetto per l'Ubu, che per la corte.
Allora faccio della frase di Obama il filo conduttore per questo nuovo anno di blog.
Lo slogan di Barack Obama mi piace molto, sarebbe da adottare per questo 2008.
Certo non è facile perché la società della comunicazione sembra aver scelto la "paura" come il prodotto di punta da mettere sugli scaffali dell'informazione.
E' una strana società questa in cui le fonti informative cominciano ad essere disponibili in maniera ampia e, tutto sommato, democratica. Una società in cui in teoria il paradigma di comunicazione "uno a molti" del vecchio broadcasting viene superato da quello orizzontale portato dalla rete (vedi) ed invece sembra che il problema sia "l'informazione" (vedi).
Sarò un illuso ma io non credo affatto che la "gente" non sia in grado di discriminare sulle informazioni a cui decide di accedere.
Ho invece la netta percezione di un modello di complicità sociale in cui, forse proprio sotto l'effetto della paura, si decide di conformarsi e confermarsi in una cultura mainstream grassoccia, ipocrita, mercantile, fintamente religiosa, belligerante contro i deboli ... una cultura in cerca di alibi e di capri espiatori da appendere ai lamponi (vedi).
Una cultura carnevalesca che sceglie il re più empio tanto lo si brucerà ritualmente sul rogo per rieleggerlo uguale l'anno prossimo ... un re-carnevale che si porti sulle spalle le responsabilità di tutti.
Francamente ho più rispetto per l'Ubu, che per la corte.
Allora faccio della frase di Obama il filo conduttore per questo nuovo anno di blog.
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