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bambiniQuesta foto è stata scattata nella veranda della Savorengo Ker, la casa di tutti, domenica  23 novembre, in occasione dell'iniziativa  "Quando cadono i muri".


La casa per tutti, non era una vera casa abitata, anche se era orgoglio per il campo del Casilino 900 e qualcosa da mostrare ai visitatori ed i due ragazzini rom sorridenti della foto, insieme ad uno sciame di altri ragazzini sorridenti ed alle donne del campo la mostravano orgogliosi alla gente che veniva a rendersi conto ed a dimostrare che un ghetto è tale fino a che la gente che lo abita viene ghettizzata.

Un esperimento politico/sociale e di architettura
auto gestito dalla comunità rom del Casilino 900, insieme a  Stalker / Osservatorio Nomade ed a
DIPSU / Dipartimento di Studi Urbani - Università di Roma TRE / Ricerca Nomadismo e Città.

Un Esperimento di collaborazione interculturale, di auto organizzazione in cui i quattro gruppi rom del Casilino 900, bosniaci, montenegrini, kosovari e macedoni hanno messo insieme le esperienze per dimostrare all'amministrazione e ai cittadini che è possibile proporre risposte concrete e praticabili all'emergenza abitativa.

Una casetta in legno povero, rispettosa delle tradizioni, 70 metri quadrati su due piani, con soggiorno, cucina, servizi, tre camere e veranda, ma che costa come un container di 32 metri quadrati.

Un modo per costruire con le proprie mani un pezzo di dignità e di solidarietà, di consolidare i legami familiari e di vicinato con l'atto del costruire insieme e di consolidare delle tradizioni antiche.

La mattina di domenica 23 novembre, proprio per  "Quando cadono i muri" promossa in primo luogo dagli architetti di Stalker, era arrivato pure il sindaco Alemanno e la gente del campo lo aveva accolto con molta speranza ed eccitazione.
La promessa della luce elettrica e dell'acqua, tolte al campo da molti mesi, bastava a dare speranze, anche se la promessa aveva l'ambigua clausola - vi daremo la luce elettrica al Casilino 900 appena avremo deciso dove spostarvi -
[Sono passate tre settimane, la decisione non è stata comunicata, l'inverno peggiora, e mentre il casilino 900 sprofonda nel fango della luce e dell'acqua non se ne parla]

Intanto Provincia, Comune, Municipi e comuni limitrofi si palleggiano la destinazione della gente del Casilino in un crescendo di ostilità xenofoba. (Dei giorni scorsi la voce di uno spostamento nell'ultimo lembo del comune ai confini di Guidonia).
Tutti concertano salvo ascoltare la voce delle 650 persone, che nel quartiere erano bene o male integrate, con i bambini inseriti nella scuola, con un rapporto con il territorio tutto sommato non cattivo (*).

La voce delle comunità del Casilino 900 la sintetizza oggi Marco Brazzoduro sul prezioso Mahalla sotto forma di lettera al sindaco Alemanno:Casilino 900, sul 60°anniversario della carta dei diritti dell’Uomo

Nella lettera, che si richiama alla dichiarazione dei diritti dell'uomo ed alle raccomandazioni della comunità europea ed alle stesse dichiarazioni di Alemanno.
Si sottolinea come il coinvolgimento della popolazione del campo sia non solo da intendere come un fattore economico e di giustizia, ma come un passo per il recupero della dignità sociale.
Si fanno proposte concrete, che vi invito a leggere nell'articolo (*) che:
attraverso la pratica dell’autorecupero e dell’autocostruzione assistita, potrebbero essere estese anche a cittadini non rom in condizioni di disagio abitativo: il fatto di partecipare insieme alla costruzione di un insediamento misto sarebbe infatti un primo passo importante verso la reciproca conoscenza e l’integrazione. Tutte le ipotesi si basano sul rispetto delle normative europee e quindi degli standard abitativi che, come lei sa, nei campi di container non vengono rispettati. Pertanto le proposte sono concepite prive di tutte quelle forme evidenti di discriminazione e ghettizzazione che caratterizzano gli attuali "campi nomadi", caratteristiche incompatibili con i dettami costituzionali ed europei e con il rispetto dei diritti dell’uomo.
 

Questa la proposta della comunità dei Rom in occasione della dichiarazione dell'uomo.
Nel frattempo proprio nella notte del sessantesimo anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo, quella costruzione è andata a fuoco.
Sotto il diluvio va in cenere la casa dei rom di Casilino 900  L'incendio è divampato alle 2,00 dell'11 dicembre
La notizia mi è arrivata questa mattina ascoltando Radio Popolare Roma, bloccato sul raccordo in una Roma impazzita nel diluvio.
Con molto garbo e dignità uno dei portavoce del campo spiegava che non si sapeva ancora come fosse accaduto, e prima di dare la colpa ad esterni gli anziani si sarebbero riuniti per capire se non ci fossero responsabilità nella stessa comunità, anche se sospetti di azioni provocatorie c'erano.



Francamente, leggendo in giro quello che scrive l'estrema destra romana, critica per ogni soluzione che dia un po' di dignità alla gente rom qualche cattivo pensiero l'ho fatto.
 

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Sul Casilino 900
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