Presentandomela Vania Mancini le prende con dolcezza le mani e me le mostra: - dicono che non lavorano, guardale le mani -
Umiza Halilovic, romnì (donna in romanè) e portavoce del campo di via Lombroso.
Dice di se - ho più 40, sono nonna, a quarantanni tra noi rom si è già vecchi - (l'aspettativa di vita del resto è più o meno quella stando alle statistiche).
Parla nella conferenza di presentazione del libro di Vania Mancini "Cheljà Celen", tra politici, intellettuali, editori ed operatori sociali.
- Sono analfabeta - si schermisce - perdonatemi - ma poi parla sicura raccontandosi e raccontando con umiltà se stessa e la sua gente.
- non è bello e non è dignitoso raccogliere le cose che voi buttate nei cassonetti, andando in giro alla mattina alle 5 con qualsiasi tempo, ma lavate, riparate e vendute al mercatino di Monte Mario ci danno da vivere -.
Ha le idee chiare, racconta di come, immigrata dalla Jugoslavia in braccio a sua madre, non aveva sei mesi, non abbia più un paese in cui tornare, ne un passaporto, ne documenti, e di come non abbiano una cittadinanza i suoi figli ed i nipoti nati in Italia.
Parla della esperienza vissuta in questi anni con il supporto dei mediatori dell'ARCI solidarietà, delle rose del campo, dei container invece che delle baracche, dei ragazzi che vanno a scuola, anche qualcuno alle superiori, dell'esperienza delle Chejà Celene che è stata un modo di cambiare il modo di pensare per i Gagé ma anche per i Rom.
Ma dice anche: - non dateci false speranze, i nostri ragazzi stanno andando a scuola stanno vedendo un modo diverso di vivere, ma senza un documento sono condannati alla nostra stessa vita -
In rete si trova parecchio su di lei, ad esempio questa intervista immediatamente dopo i fatti di Ponticelli.
Foto scattata alla presentazione di Chejà Celen, ragazze che ballano, di Vania Mancini.
Libro caldamente consigliato.
... altri "flash", citazioni, foto commenti e link li trovate su TUMBLR http://hiddenside.tumblr.com/ 







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