Scrive Lorenzo Guadagnucci, su MicroMega
Temo che abbia ragione, film come Diaz riescono a contribuire alla nostra quotidiana mitridatizzazione dal veleno repressivo.
Se non fosse così gli spettatori dovrebbero correre all'uscita dalla sala a chiedere una legge contro la tortura. Invece no, non accade, il film scuote ma anche rassicura.
Questo modo di comunicare l'eccesso repressivo della violenza istituzionale costituisce un alibi per l'immaginario collettivo.
L'anomalia democratica è collocata in un momento "eccezionale" avulso dalla quotidianità ... un mitico "giorno nero" il peggiore per la democrazia.
Invece occorrerebbe prestare quotidiana attenzione all'eccesso repressivo e poliziesco, un po' il lavoro che viene svolto dall'Osservatorio sulla Repressione.
Ci si accorgerebbe dell'endemica presenza di una "ingiustizia di classe" che colpisce con ossessiva sistematicità gli ultimi, che proprio perché tali non hanno voce.
Ci si renderebbe conto che per uno Stefano Cucchi (al quale solo l'isolata, ostinata e coraggiosa caparbietà di Ilaria ha offerto uno scampolo di verità se non di giustizia) ci sono tanti a cui non verrà offerta ne verità ne giustizia.
Ultimi tra gli ultimi i migranti.
Oggi più che per la ricostruzione del film sulla Diaz vorrei indignarmi per quell'immigrato che ha volato da Roma a Tunisi imbavagliato con lo scotch sulla bocca.

Ho visto il film “Diaz” e mi è venuta in mente “Morte accidentale di un anarchico”, la pièce teatrale di Dario Fo sull’omicidio di Pino Pinelli.
In un passaggio memorabile, verso la fine del testo, i personaggi discutono degli effetti che potrebbe avere sulla polizia lo scandalo dovuto alla scoperta che dietro le bombe esplose in varie città d'Italia si celano malefatte dello stato e depistaggi.
Uno dei personaggi, la Giornalista, dice testualmente: “Io credo che uno scandalo del genere servirebbe a dar prestigio alla polizia. Il cittadino avrebbe la sensazione di vivere in uno stato migliore, con una giustizia un po’ meno ingiusta”.
“Diaz”, morte accidentale di una democrazia - micromega-online - micromega
Temo che abbia ragione, film come Diaz riescono a contribuire alla nostra quotidiana mitridatizzazione dal veleno repressivo.
Se non fosse così gli spettatori dovrebbero correre all'uscita dalla sala a chiedere una legge contro la tortura. Invece no, non accade, il film scuote ma anche rassicura.
Questo modo di comunicare l'eccesso repressivo della violenza istituzionale costituisce un alibi per l'immaginario collettivo.
L'anomalia democratica è collocata in un momento "eccezionale" avulso dalla quotidianità ... un mitico "giorno nero" il peggiore per la democrazia.
Invece occorrerebbe prestare quotidiana attenzione all'eccesso repressivo e poliziesco, un po' il lavoro che viene svolto dall'Osservatorio sulla Repressione.
Ci si accorgerebbe dell'endemica presenza di una "ingiustizia di classe" che colpisce con ossessiva sistematicità gli ultimi, che proprio perché tali non hanno voce.
Ci si renderebbe conto che per uno Stefano Cucchi (al quale solo l'isolata, ostinata e coraggiosa caparbietà di Ilaria ha offerto uno scampolo di verità se non di giustizia) ci sono tanti a cui non verrà offerta ne verità ne giustizia.
Ultimi tra gli ultimi i migranti.
Oggi più che per la ricostruzione del film sulla Diaz vorrei indignarmi per quell'immigrato che ha volato da Roma a Tunisi imbavagliato con lo scotch sulla bocca.

... altri "flash", citazioni, foto commenti e link li trovate su TUMBLR http://hiddenside.tumblr.com/ 






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