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October 1st, 2012

Non è che la commozione ci renda migliori, a renderci migliori dovrebbero essere le azioni che si compiono, il bilancio tra il fare ed il dire, tra il chiudere gli occhi e cercare di tenerli aperti.

Sabato mattina mi sono svegliato con il mio personale bilancio in negativo rispetto alla vicenda di Tor de’ Cenci, con l’amara sensazione di aver fatto personalmente troppo poco per evitare un evento indegno.

La sera prima avevo letto le prime cronache dello sgombero di Tor de’ Cenci, e questa notizia mi metteva ansia. Sono andato al campo per guardare con i miei occhi. 

Ho trovato, recintato con bande gialle, uno spettacolo straziante, macerie e povere cose di una vita sparse.

Pochi furgoni,  qualche famiglia che scava per trovare qualche oggetto perduto, esattamente come dopo un terremoto.

Alcuni mi hanno salutato, mi hanno chiamato per parlare. Tra gli altri ho parlato con Hasib(*).

Mi hanno raccontato di come ci sia stata una irruzione senza preavviso nel campo, guidata dal “Comandante del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale” il Dott. Antonio DI MAGGIO, niente meno.

Di come siano arrivati alle 4.30 del mattino, di come i vigili siano entrati in azione strattonando fuori dai letti donne e bambini.  Nessun preavviso per salvare le povere cose.  Mi hanno raccontato di come si sia passati immediatamente dalla espulsione dai container alla distruzione degli stessi. Davanti agli occhi dei bambini, che questo ricorderanno per il resto della vita, una ruspa che all’improvviso distrugge il letto in cui fino a pochi minuti dormivi, con i quaderni di scuola ed i giochi.  Hasib ha perso sotto le macerie i suoi documenti, troppo pesanti da sollevare per lui che ha gravi problemi di salute. Andrà dai carabinieri a fare la denuncia. Sgombrati nello stesso modo alcuni in chemioterapia, altri disabili gravi.  Uno mi diceva degli otto figli (io non faccio differenza di nazionalità ma per chi parla dei diritti “degli italiani” hanno tutti ed otto la cittadinanza  italiana) che sono ancora tutti traumatizzati per l’accaduto. 

I discorsi erano quelli di persone molto provate, più disperazione che rabbia: “vista la sentenza del Tar noi saremmo andati per nostro conto a Castel Romano e La Barbuta, rispettiamo la legge … ma perché farci questo?” … nei discorsi che facevano il riferimento ai rastrellamenti nazisti era ricorrente, la cosa che mi ha colpito è la disperata rassegnazione ad una ricorrente maledizione storica. Gli anziani devono ben ricordare gli orrori della guerra in Jugoslavia, forse anche le bombe Italiane, quelle del ministro Dalema.

Per ora sono stati portati all’ex Fiera di Roma. Nelle dichiarazioni deliranti dell’amministrazione di Roma Capitale ricorrente il riferimento all’attuazione della Legge, secondo loro la sentenza del TAR.

Ma la sentenza del Tar, che ho rintracciato, dice che lo sgombero era fattibile perché gli abitanti sarebbero stati trasferiti in moduli abitativi a La Barbuta ed a Castel Romano. 

"Rilevato, da ultimo, quanto alla comparazione dei contrapposti interessi pubblici e privati coinvolti, che la resistente amministrazione ha comunque prospettato ai soggetti toccati dallo sgombero la duplice possibilità della riallocazione presso il Villaggio della Solidarietà di Castel Romano ovvero presso il Villaggio della Barbuta su via di Ciampino"

Invece questi moduli abitativi sostitutivi non ci sono.

L’amministrazione si è impegnata a renderli disponibili in una settimana, ma è chiaro che questo non avverrà. Lo temono fortemente i residenti di Tor de’ Cenci, via Pontina 601, brutalmente sfrattati dai loro alloggi e deportati alla ex fiera di Roma. Lo temono così fortemente che stanno per cominciare uno sciopero della fame.

Restate in contatto, continuerò a parlarne.

________________________________

(*) Mi riferisco ad Hasib utilizzando il solo nome perché lo conosco, perché mi ha offerto il caffè e da bere, quando, un mese fa, con i compagni del circolo di Spinaceto siamo andati al campo suoi ospiti per cercare di capire.
Ma fateci caso, i giornalisti quando raccolgono le dichiarazioni di quelli che si ostinano a chiamare “nomadi” poi, nei loro pessimi articoli, utilizzano sempre e solo il nome proprio o un appellativo etnico; Tutte le dichiarazioni anche dei più squalificati gagé citano nome e cognome, ma loro sono, quando va bene: Hasib, Ferid.
Ma Hasib ha un lavoro, una residenza, figli cittadini italiani, ha perfino citato in giudizio al Tar il comune di Roma, come Ferid, che è stato, a pieno titolo, membro del consiglio di quartiere di Tor de’ Cenci.

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Le spoglie del nemico.

La struggente pietas dell'occhio fotografico
PIERO CRUCIATTI ha realizzato uno splendido servizio sullo sgombero di Tor de' Cenci,

Io andando al campo non ho mai avuto cuore di fotografare, forse questo fa parte di una mia piccola personale viltà che non mi da il coraggio di esprimere con la macchina fotografica i sentimenti di umana pietas che pure provo.
Invece, meritoriamente, il lavoro di Cruciatti documenta, racconta empaticamente l'orrore; nella linea della fotografia militante di  Tano D'Amico che, ad esempio, nel 99 raccontò nel "giubileo degli zingari" un'altra orrenda pagina della nostra città.

Guardate con calma ed attenzione il servizio di Cruciatti.

La foto del nemico umiliato come ad  Abu Ghraib

Delle foto di Pietro Cruciatti una mi ha particolarmente colpito, quella che ritrae un modo diametralmente opposto di usare la fotografia.
 Il fotografo colto mentre utilizza un IPAD per raccogliere in una immagine il souvenir delle spoglie del nemico è Fabrizio Santori



Scrive il direttore della Caritas di Roma, Monsignor Feroci:
"
I nomadi del campo sgomberato sono stati condotti alla Fiera di Roma, mi hanno fatto vedere un'ordinanza dell'amministrazione capitolina nella quale si dice che dovranno rimanere lì per una settimana, poi, tra sette giorni, il Comune si impegna a trasferirli in un'area attrezzata. Allora io, da semplice cittadino della strada, mi chiedo: ma perché questo sgombero non lo hanno fatto tra sette giorni, in una maniera degna? Cioè portando prima la popolazione nella nuova attrezzata e poi distruggendo le baracche dove costoro vivevano? Bisognava distruggere quelle povere abitazioni davanti agli occhi esterrefatti dei bambini, con le masserizie ancora dentro? Dovevamo per forza lasciare negli occhi di quei bambini l'immagine indelebile dei rappresentanti della nostra cosiddetta civiltà che vanno e demoliscono i luoghi dove loro vivevano? Vorrei dire al sindaco Alemanno che io per violenza non intendo solo sparare, o torturare, ma anche questo. Un comportamento veramente inaccetabile."
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