- Giovani Rom sono quelli che vengono ricevuti da Napolitano. Una rappresentanza che porta la voce di quattordicimila ragazzi senza status giuridico.
- Giovani rom sono quelli che nell'area del disumano hinterland napoletano devono essere raggiunti da un camper, quello “Arrevutammoce”, per accedere al diritto all'istruzione. (Un grazie a fratel Raffaele Lievore)
Nel primo episodio si legge anche la mano della comunità di S.Egidio. Il secondo episodio è in sintonia con quanto fatto a Napoli da Marco Rossi 'Doria.
Riccardi e Rossi Doria sono al governo ...ed è ora di fare presto ... perché sono giovani rom anche quelli che vedono la loro vita spezzata da un colpo di un revolver magnum ... giovani e così disperati da tentare,a 15 anni, un furtarello in una zona così pericolosa come San Marcellino d'Aversa.
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questa la lettera che ho indirizzata al direttore responsabile, ed ai responsabili di redazione della edizione online del Resto del Carlino di Fano, mettendo in conoscenza l'ordine dei giornalisti regionale ed associazioni rom e di monitoraggio sul razzismo.Se arriva una risposta la pubblicherò.
Domenica 13 – 5 È stata pubblicato l’articolo:
Condominio di Sant’Orso in rivolta per l’arrivo di una famiglia Rom
L’articolo, su un tema già spiacevole, sembra voler fomentare il clima di razzismo particolarmente grave sulla costa adriatica.
Non scendo nel dettaglio sul modo in cui è formulato il testo che appare apertamente sbilanciato a favore delle posizioni razziste dei condomini.
Ma intendo invece protestare vivamente sull’impostazione grafica dell’articolo che utilizza in maniera smaccata una fotografia atta a stigmatizzare e svilire la comunità rom in generale ed in particolare la famiglia, italiana e di cittadini residenti a Fano, vittima di intolleranza razzista per essere di origine Rom.
Titolo e fotografia di un articolo spesso orientano l’opinione molto più che lo stesso testo di un articolo.
Credo che il direttore responsabile debba scusarsi per aver lasciato utilizzare una foto inappropriata e non pertinente (relativa ad uno sgombero forzoso di baraccati) per descrivere e stigmatizzare in maniera razzista una famiglia italiana e Fanese che, come riportato anche dall’articolo, è composta da onesti lavoratori che alloggiati in un appartamento di edilizia popolare più piccolo hanno avuto assegnato, in base ai regolamenti dell’edilizia popolare, un appartamento più adeguato per dimensioni alla composizione del nucleo familiare.
In attesa di un vostro riscontro vi rendo noto di aver segnalato l’episodio alle organizzazioni di vigilanza sull’applicazione della Carta di Roma.
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Condivido le dichiarazioni di Amnesty International sulla situazione di Pescara.
In particolare riporto questa parte:
Preoccupazione viene espressa poi per le dichiarazioni del sindaco Luigi Albore Mascia sugli sgomberi dalle abitazioni di edilizia residenziale pubblica.
Amnesty International ricorda a questo proposito "a tutte le autorità che accedere a un alloggio adeguato e beneficiarvi è un diritto umano che non dipende in alcun modo da indagini e procedimenti giudiziari su reati".
Non sono state condivise neppure le dichiarazioni del questore Paolo Passamonti sui sequestri di ieri a carico di una famiglia rom di Montesilvano, sequestri che sono stati collegati "alla necessità di rispondere alla generale aspettativa del pubblico di stroncare la criminalità dei rom.
Pur riconoscendo la necessità di combattere il crimine e rafforzare il rispetto della legge e gli sforzi fatti per proteggere le comunità rom di Pescara", l'organizzazione per i diritti umani chiede a tutte le autorità di "astenersi dal fare dichiarazioni che potrebbero rafforzare l'idea di un legame tra i rom e la criminalità".
Amnesty International: proteggete i rom di Pescara | Cronaca | Pescara
Riporto alcuni brani presi dalla stampa locale:
- La settimana scorsa, all'indomani dell'omicidio, i Rangers, ovvero l'ala dura del tifo locale, avevano esposto un minaccioso striscione: "Avete cinque giorni per cacciarli dalla città". Contestualmente avevano convocato la manifestazione cittadina che si è tenuta domenica e che ha visto la presenza in piazza di circa 2 mila persone.
Davanti al sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, ultras e semplici cittadini esasperati hanno scandito violenti cori contro i rom.
A capo della dimostrazione c'era Cosimo Nobile, detto Mimmo, leader del gruppo ultrà locale, attualmente sotto processo a Chieti insieme alla cosiddetta "banda dei kalashnikov" in un procedimento che vede imputate a vario titolo 12 persone, per l'assalto a un portavalori dell'Ivri, effettuato nel 2006, e per una serie di rapine avvenute tra il 2002 e il 2003.
http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120508_132924.shtml
- “Sono soddisfatto della mobilitazione di massa che sto continuando a registrare a Pescara dopo la manifestazione di domenica scorsa svoltasi in piazza Italia – ha detto il sindaco Albore Mascia -. E’ ovvio: la politica non può inseguire gli eventi e muoversi sulla spinta dell’onda emotiva. Ma fortunatamente a Pescara la lotta per la legalità è una priorità di governo da tre anni, perché per l’amministrazione Albore Mascia il rispetto delle regole è un totem, l’ho perseguito sin dal primo giorno. http://www.pagineabruzzo.it/notizie/news/P
escara/51152/Rom_a_pescara_duri_provvedi menti_in_atto.html
E tanto per ricordare quale è il clima sociale del nostro paese si può esaminare come la stampa abbia trattato e tratti un episodio di cronaca molto simile a quello di Pescara:.
- c'è un morto, un ragazzo Rom, ed un ferito grave, ed il titolo non lo riporta, si parla generalmente di aggressione; rispetto a Pescara anzi, leggendo le cronache sull'episodio, sempre dovuto a futili motivi, sembra anche più grave la dinamica, più che una "spedizione punitiva" andata male sembra esserci stata una vera e propria doppia esecuzione, effettuata in tempi diversi
- gli autori dell'omicidio non vengono stigmatizzati nel titolo etnicamente ma vengono messi nell'ambito della devianza e definiti malviventi
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Corrado Giustiniani scrive sul suo blog su il Messaggero l'opinione: Zingaro e badante parole "vietate".Un articolo che è la migliore dimostrazione delle tesi di Lorenzo Guadagnucci in <Com'è difficile "sgomberare" gli stereotipi> pubblicato su Giornalisti contro il Razzismo.
Scrive Guadagnucci, e l'articolo è tutto da leggere, che: "emerge una certa insofferenza per critiche e suggerimenti sulle pratiche di una corretta informazione non razzista da parte di chi lavora sul campo".
Ed appunto l'insofferenza alle regole deontologiche dettate dalla Carta di Roma quello che fa scrivere a Giustiniani:
Tra le molte e utili raccomandazioni (non riprendere con la telecamera un rifugiato o una vittima della tratta e non pubblicarne le generalità; nelle notizie di cronaca nera assegnare lo stesso spazio e rilievo ai fatti in cui autori e vittime del reato siano di origine straniera piuttosto che italiani) ve ne sono però altre che personalmente mi lasciano perplesso. La 7.2 ad esempio: “Si raccomanda di evitare l'utilizzo di termini stigmatizzanti, quali ad esempio: badante, clandestino, zingaro, vu cumprà”. Stigmatizzare vuol dire disapprovare con “energica e indignata fermezza” (Devoto Oli), biasimare. Dunque stigmatizzante significa, in buona sostanza, offensivo: lo spiego a me stesso, perché non ho mai usato questo participio presente.Non sono un professore come Giustiniani ("Phd in Humanities at Il Messaggero") ma vi viene assai semplice rispondergli che nel 99,99% non andrebbe usato alcun termine atto ad identificare etnia o nazionalità o religione o stato sociale.
Ma quali sono i termini alternativi che il giornalista dovrebbe usare?
Non è una questione linguistica ma è l'uso della stigmatizzazione etnica, nazionale, religiosa che è da condannare.
Quasi mai si giustifica la caratterizzazione etnica nel titolare un articolo di cronaca.
Ad esempio oggi "il Messagero" titola (adottando una doppia stigmatizzazione, oltre quella etnica quella sugli ultrà)
Ultrà giustiziato in casa dagli zingari
Solo nella Germania nazista qualcuno si sarebbe sognato di titolare "irruzione di ebrei" o "giustiziato in casa dai giudei" in un episodio che vede protagonisti personaggi della microcriminalità di religione o di origine ebraica.Invece per il giornalismo italiano è lecito titolare in questo modo ogni qual volta ci sia uno "zingaro" coinvolto in un episodio di cronaca (ed anche quando lo zingaro non c'è, come nel caso del calcio scommesse), e l'effetto diretto è il vaso di pandora di commenti razzisti che si accumulano sotto all'articolo.
Ancora peggio è soffiare sul fuoco su una situazione come quella di Pescara dove il circolo vizioso dell'intolleranza e dell'emarginazione sta diventando esplosivo.
Segnalo un ulteriore esempio di sensazionalismo razzista, utilizzo sempre come esempio un articolo de il Messaggero per ricollegarmi al commento di Giustiniani ma anche in questo caso praticamente tutta la stampa cade negli stessi errori:
Controllate oltre 5000 vetture, intestate a prestanome venivano
rivendute a persone con precedenti penali
Quello che resta nell'opinione pubblica è solo quello che sommariamente si evince dal titolo: gli zingari hanno centinaia (qualcuno ha scritto 5000) auto di lusso nei campi e le usano per fare rapine.
Nella realtà nei campi Rom la finanza ha trovato solo alcune decine di emarginati, sfruttati dalla criminalità organizzata, che non avendo niente da perdere si sono venduti anche il nome fungendo da prestanome per il giro di auto illegalmente intestate e che dai campi non sono mai passate.
Quando i giornalisti capiranno che la differenza da fare non è tra le parole "zingaro" e "rom" ma quella ben più significativa tra delinquenza ed emarginazione (che sono stati sociali tra loro correlati ma del tutto indipendenti da etnia e nazionalità) sarà sempre troppo tardi.
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Questo sistema non sembra affatto “in crisi” quando si tratta di reprimere. La sua ferocia si manifesta quotidianamente, in particolare quando si tratta di migranti e di solidali: esecuzioni sommarie come quelle di Milano e Ravenna; “suicidi” che si moltiplicano, non ultimo il caso di una donna ucraina in un commissariato triestino; milioni di euro spesi in inchieste orchestrate ad hoc contro attivisti/e che non intendono essere complici di questo stato di cose,…
Contro i “tecnici” dello sfruttamento e della repressione… | noinonsiamocomplici
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Ho visto il film “Diaz” e mi è venuta in mente “Morte accidentale di un anarchico”, la pièce teatrale di Dario Fo sull’omicidio di Pino Pinelli.
In un passaggio memorabile, verso la fine del testo, i personaggi discutono degli effetti che potrebbe avere sulla polizia lo scandalo dovuto alla scoperta che dietro le bombe esplose in varie città d'Italia si celano malefatte dello stato e depistaggi.
Uno dei personaggi, la Giornalista, dice testualmente: “Io credo che uno scandalo del genere servirebbe a dar prestigio alla polizia. Il cittadino avrebbe la sensazione di vivere in uno stato migliore, con una giustizia un po’ meno ingiusta”.
“Diaz”, morte accidentale di una democrazia - micromega-online - micromega
Temo che abbia ragione, film come Diaz riescono a contribuire alla nostra quotidiana mitridatizzazione dal veleno repressivo.
Se non fosse così gli spettatori dovrebbero correre all'uscita dalla sala a chiedere una legge contro la tortura. Invece no, non accade, il film scuote ma anche rassicura.
Questo modo di comunicare l'eccesso repressivo della violenza istituzionale costituisce un alibi per l'immaginario collettivo.
L'anomalia democratica è collocata in un momento "eccezionale" avulso dalla quotidianità ... un mitico "giorno nero" il peggiore per la democrazia.
Invece occorrerebbe prestare quotidiana attenzione all'eccesso repressivo e poliziesco, un po' il lavoro che viene svolto dall'Osservatorio sulla Repressione.
Ci si accorgerebbe dell'endemica presenza di una "ingiustizia di classe" che colpisce con ossessiva sistematicità gli ultimi, che proprio perché tali non hanno voce.
Ci si renderebbe conto che per uno Stefano Cucchi (al quale solo l'isolata, ostinata e coraggiosa caparbietà di Ilaria ha offerto uno scampolo di verità se non di giustizia) ci sono tanti a cui non verrà offerta ne verità ne giustizia.
Ultimi tra gli ultimi i migranti.
Oggi più che per la ricostruzione del film sulla Diaz vorrei indignarmi per quell'immigrato che ha volato da Roma a Tunisi imbavagliato con lo scotch sulla bocca.

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Nello sguardo dei giovani è il futuro.
Spero che il fuoco dell'odio e del razzismo sia spento per sempre.

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Risparmiateci l’onore delle armi per i ragionieri con lo spadone.
Non provo alcuna pena per i mentecatti di Pontida che si sono prestati al gioco dell’odio, convinti di essere una razza superiore assediata da chi è nato poche decine di km più a Sud o su una sponda diversa dello stesso mare.
Causano puro orrore quelli che hanno avvelenato la vita del nostro paese con l’odio antimeridionale prima e contro i migranti poi.
Causano profondo disprezzo quei profittatori di una guerra inventata che hanno fatto carriera o guadagnato un posto in graduatoria pretendendo di discriminare chi era nato in un’altra regione.
Nessun onore delle armi per Umberto Bossi : Gennaro Carotenuto – Giornalismo partecipativo
Ma il seme razzista piantato dalla Lega, non si secca con la fine di Bossi e con l'eventuale e sperato tramonto della Lega.
- Continuano i roghi e gli sgomberi, anche nella Milano di Pisapia
- Nonostante le parole di Riccardi, il governo Monti fa ricorso contro la sentenza del Consiglio di Stato che aveva dichiarato illegittima l'"emergenza rom". Ancora un'ipocrita discrasia tra parole e fatti.
- si rifanno i vecchi ed infami accordi con la Libia
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Condivido quello che scrive Carlo Berini, la lega si porta sulla coscienza venti anni di xenofobia violenta.
Ha sdoganato il razzismo, il peggiore d'Europa, ha contribuito più di qualsiasi altro partito ad imbarbarire la cultura sociale Italiana. Ha fatto peggio delle formazioni neonaziste.
Non solo parole e propaganda (anche se i fini propagandistici delle parole sono una vergognosa ed immonda aggravante) ma la mancata integrazione, lo sfruttamento sistematico,le vessazioni, la negazione del diritto internazionale, la negazione dell'umanità fino alla morte di migranti, in mare e nei cantieri del lavoro nero, sono gli effetti di 20 e più anni di politica scellerata.
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