
come la stessa notizia prende un sapore diverso, se l'agenzia viene ripresa dal titolista di Libero.
Tanto per gradire, un amministratore del PD del XII municipio assolve l'amministrazione e criminalizza le famiglie dei bambini.
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il più piccolo ha 3 mesi, il più grande 10 anni.
Sono 6 bambini nati, come cantava Pino Daniele, "sotto un accento sbagliato", ma forse è meglio dire in un Paese sbagliato.
Vivevano fino a ieri in una baracca nel campo rom di Tor de Cenci, a Roma, uno dei tanti a volte tollerati, su cui spesso si lucra, e che ancora più spesso si spianano con le ruspe.
Fino a ieri con i loro genitori, fino a quando cioè il personale dell'Ufficio Minori della Questura, ha eseguito una sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma.
I 6 bambini sono stati considerati in "stato di abbandono" e quindi affidati ad una "casa famiglia".
Bambini di serie B, oggetti per cui i tanti richiami alla sacralità del nucleo familiare non valgono, minori che avevano anche iniziato progetti positivi di inserimento nel circuito scolastico.
Bambini che l'Italia della pulizia etnica non vuole.
O meglio, li vuole normati, assimilati, privati della propria complessità, ridotti a sintesi omogenea e non foriera di contraddizioni.
Si sequestrano i minori rom per sottrarli all'accattonaggio, come affermano i solerti amministratori pubblici, ma guai a provare a garantire alle famiglie intere l'opportunità di vivere in condizioni migliori.
Accade nella Roma di Alemanno, dove prosegue la campagna degli sgomberi tipica del preludio di ogni campagna elettorale, accade a Milano.
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Sempre ieri nel capoluogo lombardo, in Via Rubattino, sono stati cacciate via all'alba circa 200 persone, in gran parte minori.
Denunciano gli avvocati del Naga, che, al solito, non si è neanche rispettata la normativa nazionale e internazionale, quella che prevede una notifica preventiva, una consultazione e un dialogo con gli interessati. L'amministrazione comunale da questo punto di vista ha fornito una risposta univoca: "accoglienza" nelle strutture comunali per donne e bambini, nulla per gli uomini.
Il vice sindaco De Corato ha orgogliosamente affermato che con questo che è il 166° sgombero di restituisce alla città un'altra fetta abbandonata al degrado.
I consiglieri comunali Gentili (Pd) e Quartieri (Prc) hanno duramente condannato l'intervento, ricordando come con le ruspe si sia interrotto il percorso scolastico di almeno 40 bambini nelle scuole del quartiere. Per una curiosa coincidenza, l'intervento di sgombero avviene ad una settimana esatta dall'udienza relativa al ricorso presentato da tre avvocati rispettivamente del Naga, di "Avvocati per niente" e dell'Asgi Lombardia" nominati dagli abitanti del campo.
I legali, ravvisando il rischio preventivo di vedere i loro assistiti privati dei diritti fondamentali: casa, salute, istruzione, privacy ecc.. se erano rivolti al tribunale per chiedere che tali diritti venissero tutelati.
Lo smantellamento del campo ha ostacolato l'accertamento giudiziale dei diritti in questione e impedirà ai bambini di andare a scuola.
Il giudice dovrà però il 26 novembre pronunciarsi in merito alle richieste volte a garantire il diritto all'istruzione e ad una abitazione.
Si prospetta una notte all"addiaccio per oltre 100 persone, sono solo 6 i nuclei familiari che hanno trovato altra sistemazione o che hanno accettato di essere separati.
Senza alcuna remora morale, contemporaneamente allo sgombero, l'assessore alle politiche sociali Moioli celebrava in pompa magna l'anniversario della Carta dei diritti dell'Infanzia, ratificata dalla sua promulgazione dall'Italia ma evidentemente non valida per rom e migranti.
In giornata è stato anche sgomberato un campo a Sesto San Giovanni (amministrazione di centro sinistra) mentre permane problematica la situazione di Pisa dove il sindaco, sempre di centro sinistra, ha deciso di chiudere una delle esperienze più positive realizzate in Italia per far fronte alle difficoltà di inclusione, il progetto "Città sottili".
Coloro che hanno dato vita al progetto stanno raccogliendo firme in tutta Italia per chiedere che tale progetto venga invece portato avanti.
Il razzismo elettorale che tanto consenso sta riscuotendo nel paese degli "Italiani brava gente", porta sempre più persone per strada, rom e migranti innanzitutto, vissuti e utilizzati come immondizia di cui liberarsi. Per numerosi cittadini rom, anche nati in Italia, e sgomberati in queste ultime settimane si sono aperte le porte dei Cie.
Detenzioni inutili- nessuno potrà mai essere rimpatriato - e unicamente cattive, dato il peggioramento delle condizioni di vita nei Cie.
Proprio per protestare contro questo deterioramento e per chiedere la chiusura del Cie di Ponte Galeria, oggi pomeriggio alle ore 17 si terrà un presidio di fronte all'ingresso principale dell'Ospedale Forlanini a Roma, dove è attualmente in cura un uomo recluso nel Cie e che ha probabilmente rischiato di morire per incuria.
Stefano Galieni
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Per chi conosce Roma è facile capire quale sia la distanza tra via Salaria 971 e la scuola Iqbal Masih, in via F. Ferraironi 38, dove andavano oltre venti bambini che stavano nel canalone del Casilino 700. Per chi non è di Roma c'è google map.
Di questi bambini e dei loro genitori, della voglia di imparare, hanno parlato la direttrice Simonetta Salacone e gli altri insegnati della scuola:
"Questa comunità di rumeni è la più attenta alla scolarizzazione che abbiamo mai avuto (all'Iqbal Masih frequentano in tutto 63 bimbi rom provenienti anche dai campi Gordiani e Casilino 900) - dice la preside - sono bambini pulitissimi e costanti a scuola, i genitori facevano un grandissimo sforzo nonostante vivessero nelle baracche. Non rubano, riciclano i materiali che trovano nei cassonetti. A scuola non mancano mai e hanno piacere di stare tra i banchi. Sono come i nosti immigrati meridionali di cinquant'anni fa che si spostavano per sfuggire alla povertà e vivevano nelle baraccopoli"
www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_ne
Le insensate politiche di propaganda elettorale del governo e della giunta alemanno li hanno portati lontano, da una bidonville ad un lager sulla Salaria.
20 bambini puniti nella loro voglia di imparare.
Lo sgombero del casilino 700 e della Heineken il giorno dopo li trovate raccontati su Radio Popolare Roma con le voci dei protagonisti
www.radiopopolareroma.it/node/2149
www.radiopopolareroma.it/node/2150
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In questi giorni la rete NoPacchettoSicurezza si sta mobilitando nel segnalare episodi di "ordinaria barbarie che continuano ad accadere in quei lager chiamati CIE ed in particolare in quello romano di Ponte Galeria [qui trovate il comunicato].
Anna Pizzo, che interpreta il suo ruolo, di consigliere della Regione Lazio, con estrema responsabilità, è andata per l'ennesima volta a rendersene conto.
Quello che ha visto lo ha poi scritto al Prefetto Pecoraro, che tra le altre cose ha il mandato di commissario per il Lazio, sulla cosi detta "emergenza nomadi" e sta coordinando il piano per lo spostamento dei campi.
A mio avviso, le irregolarità, forse illegalità, che ha rilevato a Ponte Galeria Anna Pizzo sono un evidente sintomo di come il piano Alemanno/Pecoraro per lo sgombero dei campi "nomadi" a Roma si basi anche sull'uso puramente intimidatorio delle disposizioni di legge introdotte sul pacchetto sicurezza.
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Egregio dottor Pecoraro,
questa mattina mi sono recata per una nuova visita al CIE di Ponte Galeria e ho potuto constatare che le ragioni per le quali mesi fa la Croce Rossa auspicò un cambiamento radicale nella struttura o la chiusura sono tuttora vigenti.
Il CIE è quasi senza riscaldamento, non ci sono neppure abbastanza coperte per poterne fornire un paio per ciascun recluso, il cibo è pessimo e il numero di persone con
problemi di salute anche preoccupanti è elevatissimo.
Inoltre, come già ebbi modo di segnalarle nel nostro incontro, ormai molti mesi fa, vengono portati al CIE e lì trattenuti per tempi assurdamente lunghi persone che
in ogni caso non possono essere espulse verso nessun altro paese dal
momento che sono nate in Italia.
Sto parlando dei rom, in particolare di quelli che ho trovato a Ponte Galeria oggi e che risultato frutto dell’ultimo “censimento” compiuto in via di Salone e all’ex Fiera di Roma.
Alcuni di loro sono nati in Italia, altri sono da venticinque o trent’anni residenti nel nostro paese, hanno mogli e figli italiani.
Si sono fatti tutti identificare e per alcuni di loro sono in corso le pratiche
per il riconoscimento dello status di rifugiato mentre altri stanno procedendo all’acquisizione di quello di apolide.
Tutte fattispecie, mi sembra, ammesse e riconosciute dalla nostra legislazione e per le quali non è previsto il trattenimento in un Cie.
Caro Prefetto, mi rendo conto che questo non è un momento particolarmente sereno per la nostra città e che la mia condizione di consigliere regionale di prossima “scadenza” non mi consente di insistere più del dovuto sulla necessità di un incontro urgente [si associano a questa mia richiesta anche altri consiglieri e consigliere con le quali abbiamo già avuto modo di parlare con lei in passato] ma mi permetto di sollecitarle un incontro urgente per tentare almeno con lei di chiarire i prossimi passi da compiere per evitare di peggiorare una situazione già abbastanza difficile per migliaia di persone.
Mi riferisco ai rom in particolare, dei quali Lei ha la responsabilità nella sua qualità di Commissario.
Intanto, Le segnalo i nomi di alcune delle persone da me incontrate oggi nel CIE e che rispondono a quelle caratteristiche di “incompatibilità” con la struttura dove attualmente si trovano rinchiusi.
I. R. : è italiano e ha figli italiani
I. M. : è italiano, ha figli italiani e ha un vecchio procedimento di espulsione che risale al 2004
A. S.: è della ex Jugoslavia ma è gravemente ammalato, ha già
avuto due infarti e non ha precedenti penali .
H. I. : nato a Sarajevo il quale, da documento che Le allego, non
risulta iscritto nei registri degli atti di nascita né nei registri dei cittadini di Bosnia ed Erzegovina.
H. K.: nato a Roma il 22/9/1978
I. D. : nato nella ex Jugoslavia, figli italiani, da venti anni nel nostro paese.
Se venisse rimandato nella ex Jugoslavia non saprebbe dove andare.
T. I.: della Macedonia, da 20 anni in Italia. Ha una figlia di
sette anni e la moglie è morta. E’ l’unico parente in grado di provvedere alla propria bambina.
R. R.: ex Jugoslavia, da 38 anni in Italia. E’ stato prelevato al
campo della Martora. Se venisse rispedito, non saprebbe dove andare. I
suoi figli sono nati in Italia.
M. K.: prelevato in via di Salone, italiano di nascita.
B. O.: idem
H. I. : idem.
La ringrazio per la sua attenzione e attendo una sua cortese e sollecita risposta.
Cordialmente
Anna Evelina Pizzo
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Da Marginalia
: riprendo integralmente l'annuncioUn blog per "Noi non siamo complici!"
Ricordo, a chi ha perso qualche passaggio, che potete comunicare le iniziative in cantiere all'indirizzo mail complici@anche.no.
Di seguito breve cronistoria della campagna Noi non siamo complici!, attraverso documenti (in più lingue) e report dei presidi fatti finora.
Condividete, diffondete ma soprattutto agite.
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13/10: Noi non siamo complici!
19/10: Noi non siamo complici: antirazziste in assemblea
25/10: Nous, nous ne sommes pas complices!
01/11: Un altro presidio itinerante verso il Cie di via Mattei ...
03/11: We are not accomplices!
05/11: Mentre ieri l'Italia razzista festeggiava ...
07/11: Un silenzio assordante: voci, racconti, testimonianze ...
09/11: Appello per la costruzione di iniziative locali contro i Cie ...
le foto sono mie scattate alla manifestazione
Demonstration against violence vs women 24-11-07
Contro la violenza sulle donne, Roma, 24.11.2007
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E' giusto ricordare con gioia la caduta di quel muro della vergogna che divideva il fallimento di una utopia dall'occidente.
L'Europa ha alzato un altro muro, sono le politiche sulla migrazione.
In 21 anni, cercando di superare quel muro fra la guerra,la povertà, lo sfruttamento, i regimi totalitari, e la "libera" Europa hanno trovato la morte 14.860 persone,
Di queste 4.183 hanno trovato la morte nel canale di Sicilia negli ultimi 15 anni.
Quest'anno sono già morte nel canale di Sicilia 425 persone ... tre Muri di Berlino.
In questo momento due barconi con quasi cento persone a bordo sono in balia del mare forza 6 e senza soccorsi.
Festeggiamo la caduta del muro di Berlino.
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![]() | Continuano a Bologna le proteste e la solidarietà delle donne, femministe e lesbiche di Bologna con le/i migranti detenuti nel CIE di di via Mattei a Bologna. Particolarmente forte la voce contro il sistema CIE come strumento repressivo e di violenza sulle donne migranti: Armate di microfono, cartelli in cui affermavamo “meno Cie = meno stupri”, slogan e interventi in più lingue, abbiamo ribadito ancora una volta la nostra volontà di non essere complici del razzismo istituzionale e la nostra attiva solidarietà con le donne migranti che si ribellano dentro e fuori dai Cie. Vi rimando al Blog di Vincenza Perilli per leggere della manifestazione del 4 novembre. Marginalia: Noi non siamo complici: |

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COMUNICATO STAMPA
“Ti comunico una intimidazione, devi accettarla per forza”
Ieri 3 novembre un nuovo inquietante episodio nei confronti dei profughi di Piazza Oberdan in lotta, evidenza la prepotenza cui sono soggetti da esponenti delle forze repressive.
Alcuni rifugiati, che in questi mesi hanno partecipato alla lotta sono stati fermati nel pomeriggio nei giardini presso Porta Venezia per un controllo da una pattuglia di Carabinieri.
Dal controllo è risultato esistere per uno di essi – Zeraie – la lettera di intimidazione che già nel maggio scorso era stata inviata ad altri rifugiati, ed in particolare a Paulos (portavoce dei rifugiati), in cui si minacciava la revoca dello status del diritto di asilo se non si “ cambiava condotta”.
In sostanza una minaccia per non farli continuare nella lotta.
Una minaccia che si era rivelata un abuso e che la stessa Commissione nazionale asilo ha respinto a suo tempo.
La cosa più grave è che a quanto ci è stato riferito nel momento in cui si è consegnato questo avviso informazione si è preteso che Zeraie lo firmasse a forza, nonostante egli non riuscisse a comprenderne il significato perché non tradotto in una lingua a lui comprensibile.
Di fronte al suo rifiuto di firmare (suo sacrosanto diritto) Zeraie ha riferito di aver subito maltrattamenti e di essere stato costretto a firmare con la forza e solo in seguito a ciò rilasciato.
Ci rivolgiamo a tutti perché si faccia luce su questo ulteriore abuso.
Utilizzeremo le vie legali perché ciò avvenga e venga tutelata la intergità ed i diritti dei profughi di Piazza Oberdan.
Milano 04/11/2009
COORDINAMENTO STOP RAZZISMO

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ROMA - Non c'é alcuna emergenza criminalità fra gli immigrati. E' falso e sbagliato quanto pensano sei italiani su 10 secondo i quali gli immigrati sarebbero portatori di insicurezza. Il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è "solo leggermente più alto" di quello degli italiani (tra l'1,23% e l'1,4%, contro lo 0,75%) e addirittura è inferiore tra le persone oltre i 40 anni. Di fatto, sono dati "equiparabili". Lo afferma - dati alla mano - una ricerca, presentata a Roma nella sede della Fnsi, sulla criminalità degli immigrati realizzata da Caritas-Migrantes e dall'Agenzia Redattore sociale.
Il coinvolgimento degli immigrati in attività criminose riguarda la condizione di irregolarità; tra il 70% e l'80% degli stranieri denunciati, infatti, sono irregolari. Il reato commesso da 4 stranieri su 5 (87,2%) ha a che vedere con la violazione della legge sull'immigrazione.
In generale, però, non esiste alcun legame fra l'aumento degli immigrati regolari e l'aumento dei reati in Italia: tra il 2001 e il 2005, mentre gli stranieri sono aumentati di oltre il 100%, le denunce nei loro confronti sono cresciute del 45,9%.
E' falso, quindi - sottolinea la ricerca - dire che il tasso di criminalità degli immigrati è di 5-6 volte superiore a quello degli italiani. "E' esagerato - ha tenuto a precisare Franco Pittau, coordinatore del dossier sull'immigrazione Caritas-Migrantes - insistere sull'emergenza criminalità, sono affermazioni da cui gli italiani escono male". Sull'attività criminosa degli irregolari, i ricercatori affermano che su queste persone "incidono" i reati relativi alla condizione stessa dell'irregolarità. Gli irregolari delinquono soprattutto per reati di microcriminalità; è molto alta l'incidenza degli immigrati come vittime di reati da parte di altri immigrati. In particolare, per i reati violenti tale incidenza oscilla a seconda delle fattispecie tra un quarto e un sesto del totale. La ricerca precisa che il reato commesso da 4 stranieri su 5 (87,2%) ha a che vedere con la violazione della legge sull'immigrazione. Nel 2005, i reati in materia di immigrazione sono stati 21.996; di questi 19.189 sono stati commessi da stranieri, compresi gli irregolari. Gli immigrati pesano poi per l'81,7% nei reati relativi alla tratta e al commercio di schiavi; per il 74,4% alle false dichiarazioni sull'identità; per il 60,8% alla riproduzione abusiva di registrazioni cinematografiche; per il 39,5% nei furti; per il 34% nel traffico di stupefacenti. Risulta molto bassa invece l' incidenza degli stranieri sul totale delle denunce per altri tipi di reati: rapine in banca (3%) o uffici postali (6%), evasione fiscale e contributiva (5,8%), omissione dei contributi previdenziali (8%), associazione per delinquere (10,6%). In sintonia con i risultati dell'indagine anche la portavoce dell'Unhcr, Laura Boldrini, per la quale nel nostro paese non esiste alcun "assedio. I numeri sono modesti rispetto ad altri paese dell'Ue".
UNHCR: NESSUN ASSEDIO IN ITALIA - Gli sbarchi di irregolari in Italia sono appena il 13% delle entrate illegali: "non c'é quindi alcun assedio". Lo ha sottolineato Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr, alla presentazione della ricerca sulla criminalità degli immigrati. Nonostante questi "numeri modesti rispetto ad altri paesi dell'Ue - ha proseguito - noi italiani ci sentiamo a disagio di fronte agli stranieri, di fronte ai richiedenti asilo, persone vittime loro stesse di violenze, di guerre, di regime. Eppure, i messaggi che ricevono gli italiani sono di altro tipo, sono messaggi poco attenti e fuorvianti la realtà. Di quel 13% che sbarca sulle coste italiane, nel 2008 il 75% è rientrato fra i richiedenti asilo (riconosciuto al 50%). Nonostante ciò, queste stesse persone ci fanno paura. Sono persone che liquidiamo con la parola clandestino: un linguaggio che non rende giustizia. La parola clandestino andrebbe messa a bando". Boldrini ha spiegato che i rifugiati nell'Ue sono due milioni e mezzo, in Asia 17 milioni, in Africa 10 milioni; "quindi l' 80% delle persone sradicate dal loro paese vive nel sud del mondo, non è vero che vogliono venire tutti in Europa". I rifugiati in Germania sono 600 mila (7 ogni mille abitanti), nel Regno Unito 300 mila, in Francia 150 mila; in Italia si stima ("non ci sono censimenti") 47 mila, lo 0,7% ogni mille abitanti. "Se non si parla agli italiani senza schemi, pregiudizi e luoghi comuni - ha concluso la portavoce dell'Unhcr - non si aiuta a comprendere questi fenomeni"
Immigrazione, Caritas: l'80% dei reati da irregolari - Cronaca - ANSA.it
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I CIE visti con gli occhi delle donne ... donne che dicono no al silenzio che diventa complice.
M a r g i n a l i a: Un altro presidio itinerante verso il Cie di via Mattei: noi non siamo complici!
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Dopo la manifestazione nazionale contro il razzismo del 17 ottobre, 2500 migranti di Caserta e Castel Volturno sono rimasti a Roma in presidio permanente fino a lunedì 19 ottobre, ottenendo l'apertura di un tavolo di trattativa con il governo per l'allargamento della sanatoria e per l'applicazione reale del diritto d'asilo.
Una grande mobilitazione a cui abbiamo contribuito aprendo le porte del centro sociale Strike (insieme ad altri spazi sociali, case occupate e parrocchie della città) con un'improvvisata accoglienza.
Guarda il video e le foto:
http://yomigro.noblogs.org/post/2009/10/2
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Alla sapienza si forma il troncone di corteo del 17 Ottobre proveniente da Caserta e da Castelvolturno.
Gli stessi migranti che hanno manifestato ad oltranza a piazza Bocca della verità fino all'incontro con il governo.
Le lotte dei migranti si saldano con le lotte degli studenti dell'Onda.
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Guglielmo Epifani era al corteo della manifestazione del 17 Ottobre contro il razzismo.
La CGIL si è schierata con grande generosità con altre 500 organizzazioni appoggiando una piattaforma che nasce in primo luogo dall'incontro tra il comitato STOPRAZZISMO con il coordinamento migranti.
Su questa piattaforma di antirazzismo radicale c'è stata poi una mobilitazione popolare senza precedenti e finalmente il protagonismo del popolo migrante.
Una mobilitazione che non ha avuto appoggio da parte della stampa, anche quella che era in piazza del Popolo.
Non ha avuto l'appoggio della Politica parlamentare.
L'IdV e soprattutto il Partito Democratico si sono guardati bene dall'appoggiare la manifestazione.
Forse proprio la distanza del Partito Democratico dalle voci dei lavoratori italiani e migranti spiega la necessità dell'utilizzo della molletta verde per far ricordare al nostro segretario di andare a votare per le primarie.
Il partito democratico ha scelto di non rappresentare il popolo che era gioiosamente in piazza;
200.000 persone in rappresentanza di milioni di cittadini italiani e stranieri che non hanno alcuna voce..
(Non ho avuto modo di verificare se Epifani oltre la moletta verde indossasse anche i calzini turchesi).
Alle mollette verdi ed ai calzini turchesi preferisco le vecchie bandiere rosse della lotta di classe e della libertà.
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Lettera alla politica e alla società civile dopo la manifestazione del 17 ottobre 2009 Sabato 17 ottobre 2009 alle 14.30, da Piazza della Repubblica a Roma, partiva una manifestazione che in aspetto assomigliava a tutte le altre. Ma la protesta del 17 ottobre, nonostante l'aspetto era molto diversa. Profondamente diversa nella sua essenza stessa. Da 20 anni, dall'uccisione di Jerry Masslo nel 1989 a Villa Literno, fino a oggi di manifestazioni antirazziste in Italia ce ne sono state tantissime. Ma questa è la prima manifestazione nazionale contro il razzismo e contro le leggi razziste convocata e maggiormente organizzata da organizzazioni autonome di immigrati. Gli immigrati non erano soltanto molto numerosi in piazza come è stato segnalato in molti media. Questa volta non hanno fatto solo da porta bandiere o da comparse per portare un po' di colore nel corteo come erano soliti. Questa volta gli immigrati erano l'anima di questa manifestazione. Ma questo fatto, sembra, o non è stato chiaro a tutti o addirittura non è piaciuto per niente. Fin dall'inizio, il “Comitato 17 ottobre” è stato guardato con diffidenza. Ignorato dal mondo della politica e di conseguenza anche da quello dei media potenti. In effetti la manifestazione del 17 ottobre sembra piovuta dal cielo. Ne hanno parlato un pochino alcuni piccoli giornali di sinistra ma timidamente, nelle ultime settimane. Le grosse macchine che di solito mobilitano per le grandi manifestazioni della sinistra (Cgil, Arci...) si sono mossi solo negli ultimi giorni. I partiti più grandi, alcuni hanno fatto finta di niente e altri hanno affidato la questione al loro reparto “immigrazione”, di solito poco numeroso e poco influente. Gli unici a crederci oltre ai comitati degli immigrati sono state piccole organizzazioni, piccoli partiti extraparlamentari, movimenti di base... Che hanno fatto insieme a centinaia di immigrati uno straordinario lavoro di informazione e sensibilizzazione capillare nelle strade, nei luoghi di lavoro, nei luoghi di raduno della gente, quella vera, quella che lavora per vivere, quella che subisce la crisi in pieno. Al punto che negli ultimi giorni le direzioni dei partiti sembra siano state confrontate ad un dilemma importante: o continuare a negare la loro solidarietà e affrontare l'ennesima incomprensione da parte delle loro basi o raggiungere il corteo all'ultimo minuto. E hanno per la maggior parte scelto la seconda soluzione. Alla partenza da Roma ovviamente c'erano tutti, o quasi. Ormai la vetrina era allestita e tutti ci volevano un posto in primo piano. Come al solito, partiti, sindacati e grosse associazioni hanno inondato il corteo di bandiere, magliette, capellini, striscioni, palloncini e chi più ne ha più ne metta. Non si sono fatti sfuggire questa occasione per praticare il loro sport favorito: quello di calpestarsi i piedi ad ogni manifestazione unitaria. L'accordo stabilito, tra il comitato 17 ottobre e le varie organizzazioni presenti, di lasciare la testa del corteo al comitato unitario e di schierare le loro truppe dietro è stato più o meno rispettato dalle basi (anche se numerose bandiere hanno giocato a rincorrersi fino alla testa del corteo). Ma le grosse personalità l'hanno completamente calpestato. Il comitato organizzativo ha dovuto fare la caccia al politico per rimandarli indietro, a stare un po' insieme alle loro basi. Alcuni sono stati richiamati all'ordine varie volte... alcuni sono rimasti testardamente in testa di corteo nonostante le richieste e gli accordi. Una nuova prova se ce ne fosse bisogno che se da una parte la gente “normale” è matura per un nuovo modo di fare e vivere la politica, le classi dirigenti rimangono il principale ostacolo a tale cambiamento. Perché, anche se non si è visto ma, la manifestazione del 17 ottobre ha segnato un nuovo modo di protestare, di fare politica. Ed è giusto che questo cambiamento venga dai comitati di immigrati. L'immigrato nel mondo ricco del Nord in genere e in Italia oggi in modo molto particolare rappresenta il gruppo sociale sul quale le ingiustizie dell'ultra liberalismo arrogante si esercitano con più ferocia. Come l'ebreo nell'inizio del secolo in Europa, come il nero negli Stati Uniti del dopoguerra, l'immigrazione costituisce in Italia una specie di popolo classe utilizzato per colmare i buchi causati dallo sfascio del patrimonio pubblico. Vittime delle vittime. Schiavi degli schiavi. Braccia sfruttabili a volontà a disposizione di piccoli agricoltori, industriali e imprenditori edili strangolati da un mercato controllato dai grandi gruppi che pretendono prezzi sempre più bassi. Servi e serve a disposizione di una famiglia strangolata dalla quasi assenza di welfare e di politiche per la cura di anziani e bambini. Capri espiatori a disposizione di una politica, che non può e non vuole nemmeno più dare risposte ai problemi veri, e che li usa come spauracchio per tenere i cittadini lontani dalle domande vere. Una schiavizzazione cominciata con il rapporto stretto tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno della “Turco-Napolitano” normalmente proseguito nella “Bossi-Fini” per concludersi del tutto logicamente nell'attuale “pacchetto sicurezza”. Rendendo l'immigrato sempre più vulnerabile, sempre più ricattabile. E come nell'Europa del 900 e come negli Stati Uniti del dopoguerra, è dai diritti di chi più di tutti è senza diritti che comincia la lotta per migliorare la vita di tutti. Oggi, in Italia, la lotta per la dignità e i diritti di tutti ricomincia dalla lotta dei migranti. La manifestazione del 17 ottobre non è una piccola sfilata tutta gentile che dice che il razzismo è una brutta cosa e basta. La manifestazione ha un piattaforma. Una piattaforma volutamente radicale. Troppo radicale per chi vuole essere politicamente corretto ma non affrontare mai i problemi alla base. La manifestazione del 17 ottobre chiama quelli tra i politici e i membri della società civile italiana che hanno ancora a cuore i valori della democrazia, della libertà e dell'uguaglianza a tornare alla politica vera. Quella che si fa con la gente vera. Non da Floris, non da Santoro, non da Vespa! Non quella che scalda le poltrone, non quella che si focalizza sui festini e le veline di Berlusconi. Ma quella che parla dei temi che Berlusconi (e credo anche tanti dell'opposizione) non vorrebbe sentire. Quella che tratta delle vere cause della crisi. Che parla di lavoro, di scuola, di sanità, di sociale e ambiente. Di beni pubblici che non devono diventare beni di pochi. Di quella politica che non fa finta che la questione del sociale si ferma ai confini dell'Italia. Di quella che affronta le questioni nazionali e internazionali insieme perché il mondo è più che mai un tutt'uno. Di quella che non nasconde all'Italiano che se le ragazze di Benin City vengono a prostituirsi in Italia è perché la Shell-BP, la Total, la Chevron e soprattutto la Agip hanno ammazzato il mare, i laghi e le terre di cui viveva il loro popolo. La politica vera che non cerca di abbindolare la gente con la storia che “l'immigrazione è una buona cosa. Perché porta braccia alla nostra economia e ringiovanisce la popolazione. ” Come se fosse vero che milioni di persone costrette a lasciare la propria terra fosse una buona cosa. Come se paesi interi che si svuotano della loro linfa vitale fosse una buona cosa. Come se decine di migliaia di bambini che crescono in Moldavia, Romania, Ucraina, Polonia... senza la madre (perché la madre sta ad accudire qualche anziano o i bambini di una altra donna in Italia) potesse essere una buona cosa. Come se fosse una buona cosa che un ragazzo che nasce a Bamako e che non ha, per poter almeno sognare un vita dignitosa, altra scelta che attraversare il deserto a piedi e poi il mare su una qualche imbarcazione di fortuna per, se sopravvive... venire a vendere accendini a Brescia. Come se per ringiovanire la popolazione italiana non ci sarebbero modi per permettere ai giovani di avere bambini e poterli crescere senza paura e senza che sia un fardello insopportabile. Come se anche la produzione dei bambini si potesse delocalizzare verso luoghi dove viene a costare meno. A tutto questo richiama la piattaforma volutamente radicale del 17 ottobre. Richiama ad una politica che si autorizza a ripensare il mondo e non si limita a gestire soltanto quei pochi spazi lasciati a loro disposizione dal mercato e dalla finanza internazionale. Richiama a un ritorno ai valori. Richiama a ricominciare dagli oppressi. Per ricordare che: i diritti o ce li abbiamo tutti o non ce li ha nessuno. Per far suonare il campanello d'allarme, per dire che non c'è più tempo da perdere. O ci svegliamo e ci decidiamo a cambiare radicalmente prima noi stessi e il nostro modo di pensare e di fare politica o le cose andranno solo peggiorando. Per i paesi poveri prima, per i migranti dopo e poi per tutti. Ma veramente tutti quanti! Si ricomincia dall'immigrato - Divaga-azioni | ||
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L'intervento di Aboubakar Soumahoro alla manifestazione del 17 Ottobre
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Il corteo clandestino
Pierluigi Sullo
[16 Ottobre 2009]
Fateci caso: sabato 17 ottobre, pomeriggio romano popolato di centinaia di migliaia di persone [come lo so il giorno prima? Esperienza e sondaggi: ci sono pullman e treni e calore, attorno alla manifestazione «clandestina» contro il razzismo]. Fino al giorno prima, venerdì 16, nemmeno una riga sui grandi media e in televisione: la manifestazione non esiste. Subito dopo, domenica, e già sabato sera, se al corteo si supererà una certa soglia di presenze, diciamo duecentomila, un titolo sul Tg3, qualche minuto sugli altri tg, un titolo in pagina interna di Repubblica o, se miracolosamente il giornale la cui libertà di attaccare Berlusconi noi tutti difendiamo si renderà conto che il corteo è un bel colpetto all’impalcatura demente del berlusconismo-leghismo, un titoletto in prima. Sennò qualche accenno in cronaca e via. Magari un pezzo in cronaca romana del Corriere della Sera sul traffico impazzito e sui cortei del sabato che non se ne può più.
E’ un film che abbiamo già visto, e che non vincerà premi alla Festa del Cinema di Roma. E’ un film che fa schifo, orrendamente palloso e con protagonisti [i media, i politici] da B-movie della ex commedia all’italiana. Ma vale la pena farci caso. Perché la sostanza è che migliaia di associazioni e reti e movimenti e coordinamenti, un po’ supportati solo da un grande sindacato, la Cgil, e da una grande associazione, l’Arci, ma abbondantemente indipendenti, sono in grado di smuovere una Italia di sotto e di alzare un argine al razzismo di Stato, a quella «clandestinità» che è ormai una metafora dell’esistenza, più che un’arma contro le migrazioni. Siamo molti di più, e più solidi, di quanto ci vogliono far credere.
Carta | Il corteo clandestino
Per conto mio ci sarò.
In barba ai Media che non danno voce a chi non ha voce.
Per cambiare il modo di fare politica.
Per ripartire dalla solidarietà, dall'uguaglianza, dai diritti.
Perché voglio un mondo ed un'Italia diversi.
Manifestazione Nazionale Antirazzista
ROMA 17 OTTOBRE 2009
PERCORSO CORTEO:
proseguirà per: Via Einaudi - Piazza dei Cinquecento - Via Cavour - Piazza Esquilino - Via Liberiana - Piazza Santa Maria Maggiore - Via Merulana - Via dello Statuto - Piazza Vittorio Emanuele - Via Emanuele Filiberto - Viale Manzoni - Via Labicana - Piazza del Colosseo - Via Fori Imperiali - Piazza Venezia - Via del Teatro Marcello - Via Petroselli
CONCLUSIONE Piazza Bocca della Verità
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In questi giorni mi sono applicato a cercare di capire se una delle tre scimmiette candidate alla segreteria del Partito Democratico si sarebbe avventurata a dire una parola sulla vicenda della firma separata del contratto metalmeccanico.
Per noi lavoratori, la vicenda della firma separata è tutt'altro che marginale. Non è una questione di più o meno spiccioli dati ai lavoratori, quasi come un'elemosina
... NO ....
non è questo, non è solo questo, qui ne va dello stesso modello di rappresentanza dei lavoratori.
Con questa prassi si mette il padronato in condizione di giocare al ribasso ... di "fare la trattativa con chi avanza richieste più morbide" (come giustamente ricordato nell'articolo citato).
La situazione è drammatica e non solo per i metalmeccanici;
sindacati in minoranza, si arrogano il diritto di firmare un contratto più favorevole alla controparte, e la confederazione più rappresentativa viene esclusa dal tavolo.
Tornando al Partito Democratico, avevo l'impressione che l'indifferenza ostentata sulla questione dai tre candidati fosse dovuta ad insipienza politica ...
Anche se su Lavoro e Sindacato:
- non mi aspetto niente da Marino, che per cultura è del tutto alieno al tema
- da Franceschini posso attendermi una contiguità culturale con la CISL e quindi una neutralità sulla questione ... o peggio un asservimento alla logica filo padronale delle Cisl e della Uil
Invece per capire il Partito Democratico bisogna sempre e solo ascoltare D'Alema.
E ieri D'Alema la dichiarazione:
Lo dice Massimo D'Alema a 'Red tv' specifcando che, comunque, gli esponenti della Cgil "hanno il diritto come tutti di partecipare alla politica" e che non "c'e' il rischio di cinghie di trasmissione", schemi che appartengono a un'altra epoca.
Bontà sua ... ci spiega l'imbarazzo con il Partito Democratico incassa l'appoggi di Epifani ed il sostegno a Bersani.
Per carità, ci rassicura D'Alema ... non si pensi che il Partito Democratico abbia radici tra i lavoratori ... deve essere un partito asservito agli interessi degli amici della confindustria.
Amici cari del Partito Democratico ... ma andate tutti a quel paese ... come lavoratore mi rassegnerò a non sentirmi rappresentato per il momento in parlamento ...
come spirito libero godrò come un riccio a sentirvi chiamare immeritatamente "comunisti" dal cavaliere e dalla ormai perpetua maggioranza ... mi sembra una giusta applicazione della legge del taglione.
Foto presa dal Blog de "il Russo", vedi anche l'interessante post sull'accordo.
La foto iniziale è Le tre scimmie sagge, originally uploaded by auggie tolosa.
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17 ottobre 2009 Canti di Libertà ma in che razza de città? Roma!
Mi rivolgo alle donne e agli uomini che hanno riempito piazza del Popolo, 300.000 in un solo giorno, per la Libertà di Espressione, il 3 ottobre.
Mi rivolgo alle donne e agli uomini che hanno caminato in 30.000 a Roma il 10 ottobre, contro l’omofobia.
Mi rivolgo a quelle migliaia di fedeli che riempiono Piazza San Pietro tutte le domeniche, a Roma, e le chiese in Italia.
Mi rivolgo alle donne e agli uomini della Sinistra governativa che hanno dato milioni di voti per la Democrazia.
Mi rivolgo al mondo studentesco tutto, che continua ad essere sfruttato e offeso come il bene più prezioso che è la Cultura.
Mi rivolgo alle donne e agli uomini che chiedono aiuto a braccia straniere per portare avanti la loro esistenza.
Mi rivolgo a chi và ai funerali per piangere i suoi e altrui morti.
Mi rivolgo a chi corre negli stadi, per una partita, un concerto, in migliaia e pagando per lo Spettacolo.
Mi rivolgo a chi ama la Libertà, non quantificabile e non commerciabile.
Mi rivolgo alle persone confinate e senza confine, di tutte le fedi , a quelle che non credono in niente, di venire a Roma, riempire la piazza e le strade
per gridare che l’Italia è contro il razzismo il fascismo e la guerra, non ha paura, lotta e difende il diritto di esistenza di chiunque, per una dignità comune che ci siamo fatti strappare, giorno per giorno, identificando chi dissente, chi non è nato nel nostro Paese, chi ci viene ed è respinto, chi è accolto solo nelle carceri, chi è abbandonato qualunque sia il sesso l’età e la provenienza, alla violenza, reale e legale.
Dalla Sicilia,”sono partiti in nove lo scorso 30 settembre da Palermo, due di loro sono stati piegati dalla stanchezza e dallo sforzo per il viaggio: una lunga marcia sino a Roma che si concluderà sabato 17 ottobre alla manifestazione in Piazza della Repubblica. In queste settimane, i nove marciatori della giusta speranza, due dei quali in sciopero della fame da alcuni giorni, stanno lentamente risalendo l’Italia per lanciare un grido d’allarme contro i fenomeni di xenofobia e razzismo che covano nel ventre molle delle nostre città. In ciascuna tappa del loro lento incedere, passando per Cosenza, Castelvortuno, Rosarno e Caserta, le associazioni antirazziste hanno organizzato incontri pubblici per dibattere sulla vera emergenza di questo paese, che certo non sono i vari “pacchi e pacchetti sicurezza”, bensì il proliferare di azioni di violenza razzista che hanno colpito le comunità migranti che vivono in Italia.
La marcia disperata di questi uomini, è la nostra marcia, la marcia di tutti coloro che combattono per vedere pienamente affermati i diritti dei cittadini stranieri, sistematicamente calpestati da istituzioni sorde e, spesso compiacenti nei confronti dei fenomeni d’intolleranza. La marcia disperata della giusta speranza si concluderà a Roma in occasione della manifestazione per i diritti dei lavoratori, in particolare degli immigrati. I marciatori, al termine della loro fatica, incontreranno le migliaia di persone che, ci auguriamo, saranno in piazza, da una parte, per dire un fermo no al razzismo, no ai respingimenti, dall’altra, per chiedere accoglienza e diritti per tutte e tutti”.
“Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo”.“Il nostro Paese ha gia’ vissuto la vergogna delle leggi razziali: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo”.
Non bastano le firme, i clic sul computer, non basta diffondere i comunicati, gli appelli: è necessario esserci, con il cuore la testa e le gambe. Tante e tanti, come un fiume incontenibile, che non può essere contato e ridotto in cifre.
Sveglia Libera Stampa e Media italiani, quando volete, siete capaci di fare Miracoli di Comunicazione.
E sia chiaro, non è una passeggiata da ottobrata romana…Scrive oggi Gino Ancona: “E il Potere trionfa sulla solitudine umana e la sua idiozia“…
“E nun sai più s’hai da ride o da tremà . Ma che razza de città? “ Roma!
Gira se la vuoi girà, canta se la vuoi cantà…
Doriana Goracci
17 ottobre 2009 Canti di Libertà ma in che razza de città? Roma! : Giornalismo partecipativo
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